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Nuova mossa di Facebook contro Casapound. Torna la scritta a Roma

Mentre il movimento neofascista festeggia 16 anni di occupazione al centro della Capitale, il social annuncia il suo reclamo contro il Tribunale

Torna la scritta ‘Casapound‘ nel centro di Roma, nello stabile occupato tra la stazione Termini e piazza Vittorio Emanuele, da 16 anni sede del movimento di estrema destra. I militanti hanno esposto nuovamente le lettere che erano state rimosse su disposizione del Comune. Ne dà notizia lo stesso Casapound via Facebook. Nel mentre il social continua la battaglia contro Casapound.

Ritorna la scritta ‘Casapound’ sullo stabile occupato a Roma

Nelle foto pubblicate su Facebook, si vedono diversi militanti davanti all’edificio in via Napoleone III. Le nove lettere non sono state ricollocate sul muro dell’immobile, ma esposte davanti alla facciata del palazzo.

Sedici anni e non sentirli. Alla faccia dei censori di ogni risma. Avanti Casapound. Alla vittoria!”, è la didascalia sotto le immagini pubblicate dal movimento su Facebook.

Virginia Raggi contro Casapound: “16 anni di occupazione abusiva”

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha commentato la notizia via Twitter: “Casapound senza vergogna, festeggia 16 anni di occupazione abusiva di un immobile pubblico. Noi siamo fieri di aver fatto rimuovere la loro insegna. Dopo la sentenza della Corte dei Conti, i Ministeri proprietari devono far liberare l’edificio. Basta con l’illegalità ai danni dei cittadini“.

Facebook presenta un reclamo il Tribunale di Roma e Casapound

Nel mentre continua la diatriba tra Casapound e Facebook, a cui il Tribunale di Roma aveva ordinato di riattivare gli account del movimento di estrema destra. Il social ha presentato un reclamo contro l’ordinanza del 12 dicembre scorso.

“Ci sono prove concrete che CasaPound sia stata impegnata in odio organizzato e che abbia ripetutamente violato le nostre regole. Per questo motivo abbiamo presentato reclamo”, ha dichiarato all’Ansa un portavoce di Facebook.

“Non vogliamo che le persone o i gruppi che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono utilizzino i nostri servizi, non importa di chi si tratti. Per questo motivo abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose che vieta a coloro che sono impegnati in ‘odio organizzato’ di utilizzare i nostri servizi”, ha spiegato.

“Partiti politici e candidati, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia”, ha concluso. Il 9 settembre Facebook aveva sospeso la pagina Facebook di Casapound, e il profilo personale e la pagina pubblica di Davide Di Stefano.

Lo stesso leader di Casapound ha commentato così la decisione di Facebook di contestare l’ordinanza del Tribunale di Roma con i microfoni dell’Ansa: “I reclami di Facebook sembrano scritti da un militante dei centri sociali. Noi non facciamo ‘odio organizzato’, e non può essere Facebook a stabilire chi parla e chi no, è lo Stato a dire se siamo illegali”.

“Del resto il giudice dice che noi rispettiamo la Costituzione. E ricordo che ci siamo anche presentati alle elezioni. Purtroppo i big di internet, come Facebook, non sono un campo neutro: incarnano l’ideologia liberal degli editori della sinistra mondiale“, ha proseguito Davide Di Stefano.

“Mi chiedo perché la pagina di Chef Rubio, il quale ha fatto un post vergognoso contro la polizia, non sia stata rimossa”, ha concluso il leader di Casapound, facendo riferimento alle tante polemiche social iniziate dal conduttore.

VIRGILIO NOTIZIE | 27-12-2019 20:14

casapound Fonte foto: Facebook
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