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Il buco dell'ozono si sta chiudendo: cosa dice il rapporto dell'Onu e perché potrebbe essere una buona notizia

Secondo il report Onu lo strato del gas serra in atmosfera è destinato a ricostituirsi nei prossimi vent'anni

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Di fronte alle manifestazioni di anno in anno sempre più devastanti della crisi climatica sulla Terra il buco dell’ozono sembra una minaccia ormai remota, almeno secondo l’Onu. Quello che fino ai primi anni 2000 era ritenuto uno dei maggiori pericoli ambientali sarebbe destinato a rientrare da qui ai prossimi venti anni grazie alle azioni decisive assunte dai Governi di buona parte del mondo. La buona notizia è contenuta in un nuovo rapporto delle Nazioni unite, secondo il quale si prevede un ritorno alla normalità dell’ozonosfera entro il 2040.

Il successo del protocollo di Montreal

Da quanto emerge dal dossier dell’Onu, il risultato è stato raggiunto grazie alla volontà politica di eliminare progressivamente le sostanze chimiche lesive per l’ozono, raggiunta a livello globale con il protocollo di Montreal del 1989.

In seguito all’allarme lanciato negli anni ottanta sulla pericolosa riduzione dell’ozonosfera, il raggiungimento di quell’accordo internazionale è stato decisivo per abolire il 99% dei gas nocivi, come i CFC (Clorofluorocarburi) usati come solventi e refrigeranti.

Fonte foto: ANSA
I livelli vicini ai massimi dell’estensione del buco dell’ozono sull’Antartide registrati nel 2020

Il rapporto dell’Onu

Secondo David Fahey, scienziato della National Oceanic and Atmospheric Administration, tra gli autori principali del report, la risposta globale unificata alla gestione di questi gas dovrebbe rappresentare “il trattato ambientale di maggior successo nella storia e offre incoraggiamento affinché i Paesi del mondo possano riunirsi e decidere un risultato e agire di conseguenza”.

L’azione sull’ozono costituisce un precedente per l’azione per il clima“, ha affermato Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, che oggi ha presentato il rapporto a cadenza quadriennale. “Il nostro successo nell’eliminare gradualmente le sostanze chimiche che consumano ozono – ha spiegato – ci mostra cosa si può e si deve fare con urgenza per abbandonare i combustibili fossili, ridurre i gas serra e quindi limitare l’aumento della temperatura“.

Cos’è il buco dell’ozono

La riduzione dell’uso dei gas nocivi come i CFC ha permesso durante gli ultimi decenni il rallentamento della rarefazione dell’ozono, fenomeno che ha provocato la comparsa del noto “buco”.

L’ozono è un gas serra concentrato in uno strato dell’atmosfera terrestre (definita appunto ozonosfera) che ha la funzione di assorbire buona parte delle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole, le quali senza un filtro renderebbero impossibile la vita sul nostro pianeta.

L’emissione dei CFC avevano man mano ridotto la capacità rigenerativa di questo gas, che, stando al rapporto dell’Onu, dovrebbe invece tornare alla normalità, con un periodo di attesa più lungo per i poli, sui quali il buco dell’ozono sarà ancora presente fino al 2045 per l’Artico e al 2066 per l’Antartico.

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