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Assange sarà estradato negli Usa, via libera del Regno Unito: cosa rischia il fondatore di Wikileaks

Dal Regno Unito è arrivato l'ok definitivo all'estradizione di Julian Assange negli Usa. Secondo Wikileaks "è un giorno buio per la libertà di stampa"

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

Era nell’aria da mesi, adesso è ufficiale: il fondatore di WikiLeaks Julian Assange sarà estradato negli Stati Uniti per rispondere alle accuse di spionaggio. Il via libera è arrivato dalla ministra dell’Interno britannico, Priti Patel, che ha approvato l’ordine dopo il completamento della lunga procedura giudiziaria.

Cosa rischia Assange dopo l’estradizione

Una nota esplicativa diramata dal ministero dell’Interno del Regno Unito ha confermato che secondo quanto stabilito dalla legge sull’estradizione, “il ministro è tenuto a firmare l’ordine se non ha basi per proibire che esso venga eseguito”.

“Il 17 giugno – si legge – in seguito al giudizio emesso sia dalla Corte di primo grado che dall’Alta Corte, l’estradizione negli Usa del signor Julian Assange è stata quindi ordinata”. Dopo il ritorno nel territorio statunitense, il giornalista e attivista australiano rischia di scontare in carcere una condanna pesantissima.

L’accusa nei suoi confronti non è solo di complicità all’hackeraggio dell’archivio del Pentagono, ma anche di spionaggio per via della diffusione sui media, tramite Wikileaks, di documenti classificati come riservati e top secret. Il massimo della pena prevedrebbe 175 anni di galera.

L’ultima possibilità di Assange

Julian Assange, che compirà 51 anni il 3 luglio, è inseguito da Washington da più di 10 anni. Tuttavia non sarà estradato immediatamente: prima avrà a disposizione 14 giorni di tempo per tentare un nuovo appello davanti alla giustizia britannica.

Appare però scontato l’eventuale rigetto in tribunale. In quel caso l’ultima strada per lui percorribile sarà la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, organismo al vertice del Consiglio d’Europa di cui in Regno Unito fa ancora parte.

Intanto l’Home Office britannico ha già fatto sapere che ad oggi non è stato riscontrato “nessun rischio di abusi, di un trattamento ingiusto o oppressivo” contro il giornalista.

Allo stesso tempo non è emerso che negli Stati Uniti possa andare verso una procedura incompatibile con i diritti umani, “incluso il diritto a un processo giusto o alla sua libera espressione”.

Il supporto al fondatore di Wikileaks

Dopo la notizia, i sostenitori dell’attivista australiano sparsi in tutto hanno espresso la loro solidarietà sui social e sarebbero pronti a organizzare nuove manifestazioni in piazza. Il caso è fin dall’inizio stato considerato “iniquo” e “persecutorio”.

Secondo Amnesty International “consentire l’estradizione negli Usa metterebbe Assange a rischio e manderebbe un messaggio agghiacciante ai giornalisti di tutto il mondo”.

“Un giorno buio per la libertà di stampa”, ha commentato invece Wikileaks attraverso una nota, evidenziando tuttavia che la lotta non è finita: “Inizieremo una nuova battaglia legale”.

assange-ok-estradizione-usa Fonte foto: Getty Images
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