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Smog, a Roma i limiti Pm10 superati in 11 stazioni su 13

Anaci, riscaldamento pesa più di trasporti

ROMA – Le ultime rilevazioni dell’Arpa a Roma attestano una crescita delle centraline con sforamenti del limite di Pm10. Ieri, giorno dell’ultima rilevazione, undici su tredici sono risultate ‘fuorilegge’. Da martedì in città sono scattate specifiche misure di limitazioni del traffico che riguardano anche i diesel fino a Euro 6. Lunedì le centraline con valori oltre la soglia erano otto su tredici, martedì’ e mercoledì erano nove su tredici. Ieri dall’Arpa avevano spiegato che tale situazione, critica anche nella Valle del Sacco, è generata sia dalla presenza di inquinanti dell’aria sia dalla mancanza di precipitazioni e ventilazione che ne determina ristagno e accumulo. Domenica è inoltre prevista la domenica ecologica

“Ancora una volta – afferma Leonardo Caruso, presidente dell’Anaci di Milano – il tema del riscaldamento degli edifici trova uno spazio marginale nel dibattito che da ormai diversi giorni caratterizza il confronto sull’inquinamento e sulla qualità dell’aria”. L’allarme è relativo alla mancata sostituzione di impianti di riscaldamento obsoleti e fuori noma. “Servirebbe – prosegue il presidente di Anaci Milano – una concreta e reale programmazione ad ampio spettro, che ci coinvolga direttamente e che, attraverso i Comuni, a partire da quello di Milano, e la Regione, preveda la messa a norma degli impianti di riscaldamento negli edifici soprattutto nelle città che hanno una densità abitativa molto alta”.

Uno studio del Politecnico di Milano sull’impatto sulla qualità dell’aria urbana da parte delle principali fonti di inquinamento attesta che gli impianti termici per il riscaldamento domestico hanno un’incidenza sul totale delle emissioni di CO2 in ambito urbano che è fino a 6 volte superiore rispetto all’incidenza del traffico veicolare. “Il nostro impegno per razionalizzare l’utilizzo degli impianti di riscaldamento è costante – prosegue Caruso – ma è necessario passare ad una fase successiva del piano perché è evidente che le misure adottate in via straordinaria nei momenti più critici rimandano il problema. Serve adottare un piano di programmazione in cui l’emergenza non sia il punto cardine dei provvedimenti, ma la previsione a lungo termine. Per migliorare la qualità dell’aria è necessario portare l’attenzione non solo sul concetto di mobilità sostenibile, ma soprattutto su quello di riscaldamento sostenibile, agevolando interventi di riqualificazione energetica con la sostituzione dei vecchi impianti a fare di soluzioni più efficienti”.
 “Se si vuole davvero tutelare l’ambiente e la salute pubblica servono misure strutturali di lungo periodo. I blocchi alla circolazione, come tutte le misure estemporanee non portano risultati concreti per quanto concerne il miglioramento della qualità dell’aria e causano solo danni economici alle imprese, ai commercianti e agli artigiani di cui il sistema, già in forte sofferenza, non ha bisogno”. Lo afferma il segretario della Cna Torino, Paolo Alberti. “Occorre lavorare 365 giorni all’anno – osserva Alberti – per prevenire i danni all’ambiente. Occorre favorire il ricambio dei mezzi più inquinanti con misure di incentivo e il settore pubblico dovrebbe iniziare a dare il buon esempio ai cittadini, sostituendo i bus in circolazione che in non pochi casi hanno un’anzianità di servizio superiore ai 20 anni. Si continua inoltre a sottovalutare l’impatto del riscaldamento domestico e degli uffici pubblici sul peggioramento della qualità dell’aria nei mesi invernali. Occorre procedere, in tal senso, ad effettuare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica durante tutto l’anno per favorire la sostituzione delle vecchie caldaie ma soprattutto per far effettuare i controlli periodici già previsti per legge”.

ANSA | 17-01-2020 16:57

38404175343e885e2d2ef7448d94cac8.jpg Fonte foto: ANSA
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