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Stato di mobilitazione per la Sicilia. Aiuti da altre Regioni

Il premier Draghi ha firmato ieri sera il Dpcm con la dichiarazione dello stato di mobilitazione nazionale del sistema di protezione civile

A seguito della richiesta avanzata dalla Regione Siciliana, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha firmato ieri sera il Dpcm con la dichiarazione dello stato di mobilitazione nazionale del sistema di protezione civile. Lo fa sapere la Protezione civile. Il Dipartimento è dunque al lavoro per coordinare l’invio di volontari, delle organizzazioni nazionali e delle colonne mobili regionali, che opereranno a supporto delle attività di spegnimento dei roghi.
Il fuoco non allenta la sua morsa in Sicilia, alimentato dal vento caldo e dalle temperature che in alcune zone dell’isola sfiorano i 40 gradi. E per fare fronte al fuoco arriveranno gli aiuti dalle altre regioni dopo che la Protezione civile, a seguito della richiesta di Palazzo dei Normanni di supporto nazionale, ha mobilitato altre squadre di terra e disposto il raddoppio dei turni dei vigili impegnati.
    Divampano anche le polemiche. Il capo della Protezione Civile Curcio ha ricordato al presidente della Regione Musumeci, dopo la sua richiesta al governo dello stato di mobilitazione, che “le responsabilità nell’ambito di ciò che si fa contro gli incendi boschivi sono chiare: le norme prevedono che la lotta attiva sia di competenza delle Regioni, e la lotta attiva non è solo spegnimento, ma anche sorveglianza, avvistamento”. “Allo Stato spetta il coordinamento del concorso aereo quando le Regioni non riescono con i propri mezzi a intervenire”, dice il Fabrizio Curcio. Sulle carenze di organico dei vigili del fuoco e sulle emergenze a cui non sarebbero messi nelle condizioni di far fronte per “precise e chiare responsabilità politiche”, punta il dito la Cgil. Ed il capogruppo del Pd all’Assemblea siciliana Giuseppe Lupo rincara la dose: “La Sicilia brucia, ma cosa ha fatto il governo regionale per prevenire questo disastro?”.
    Negligenza, condizioni climatiche favorevoli, una cicca buttata ai margini della strada, fenomeni di ‘spotting’ ma soprattutto la mano dell’uomo e il dolo sono le cause degli incendi che da giorni divampano da una parte all’altra dell’Isola e in Calabria dove il sindaco di Reggio ha avanzato la richiesta dello stato di calamità.
  
  Da Palermo a Catania sono ancora decine gli interventi dei Vigili del fuoco, forestali, mezzi aerei, protezione civile per spegnere roghi che hanno fatto alzare un’altissima colonna di fumo che perfino la Nasa ha fotografato da un satellite. Polizzi Generosa, Monreale, Petralia Soprana, Scillato, Misilmeri sono alcune delle località dove si sta cercando di fermare il fronte del fuoco. Nel Catanese, a causa di un incendio lungo i versanti ai margini della sede stradale, è stata temporaneamente chiusa al traffico in entrambe le direzioni a Belpasso la strada statale 417 ” di Caltagirone”.

Nel capoluogo etneo solo stamane sono stati spenti alcuni focolai che erano ancora attivi nella fascia jonica, tra San Francesco la rena e Vaccarizzo dopo i roghi che ieri sera, in una città arsa dal caldo africano ed alimentate dal forte vento, hanno distrutto lo stabilimento balneare ‘Le capannine’ e costretto ad evacuare circa 200 persone via mare e a chiudere per qualche ora l’aeroporto di Fontanarossa. Oggi sono state complessivamente 115 le richieste di soccorso registrate in tutta la provincia. Le aree interessate sono state in linea di massima quelle già devastate dalle fiamme ma nuovi roghi sono divampati tra Adrano, Belpasso e Santa Maria di Licodia. 
   
Secondo i vigili del fuoco, impegnati in 24 ore in 800 interventi in tutta Italia di cui 250 solo in Sicilia, le condizioni climatiche di queste ore sono state quelle “perfette” per favorire una propagazione incontrollata dei roghi.
    

ANSA | 01-08-2021 10:54

La Sicilia brucia, tanti roghi Un 'inferno' a Catania Fonte foto: ANSA
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