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Incendio nel Parco del Gran Sasso, in fumo 200 ettari

Impegnati a L'Aquila 5 elicotteri. Roghi in Sicilia e Sardegna. Coldiretti: 10 anni per ricostruire le terre bruciate

Bruciano ettari di boschi intorno a L’Aquila, anche nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Sono riprese all’alba le operazioni di spegnimento dell’incendio ad Arischia e Pizzoli (L’Aquila) – che è attivo da ieri – dove sono andati in fumo 200 ettari di bosco. La flotta aerea impegnata nelle operazioni è composta da 4 canadair più l’elicottero regionale. L’incendio è quasi certamente doloso. I Carabinieri avrebbero trovato inneschi nella pineta. Ipotesi e potenziali prove sono al vaglio dei militari e dei Vigili del fuoco che faranno una relazione da consegnare alla procura della Repubblica aquilana.

Oggi si è aperto un nuovo fronte sempre a L’Aquila, nella frazione di Cansatessa. Il fuoco sta minacciando il popoloso quartiere aquilano di Pettino. Sul posto sono intervenuti unità dei vigili del fuoco e della Protezione Civile che hanno difficoltà a raggiungere il fronte del fuoco che si trova sulla costa in alto della montagna. Sono visibili da valle fiamme alte decine di metri. I vigili del fuoco stanno salendo con quattro mezzi attrezzati in quota per cercare di arrivare sul fronte dal basso. Continuano intanto gli scarichi dei Canadair.

Le alte temperature di questi giorni hanno alimentato roghi anche in altre Regioni, come Sicilia e Sardegna. Un incendio di vaste proporzioni ha devastato la Riserva di Monte Cofano, nel trapanese. Il rogo è verosimilmente doloso, perché le fiamme, che hanno avvolto nella notte la montagna, sono partite da più punti, sul versante di San Vito Lo Capo. Il sindaco di Custonaci Giuseppe Morfino, parla di “azione criminale”.

Ieri ventuno incendi sono divampati in tutta la Sardegna, in sei casi è stato necessario l’intervento dei mezzi aerei della flotta regionale. Uno degli incendi più gravi si è sviluppato in località Pranu Zippiri, nel Comune di Uta, nell’hinterland di Cagliari, non troppo distante dal carcere. Le fiamme si sono velocemente sviluppate e hanno accerchiato alcune case di campagna, casolari utilizzati dagli allevatori e aziende agricole.

Coldiretti, 10 anni per ricostruire terre bruciate – Per ricostituire le aree di macchia mediterranea ridotte in cenere dal fuoco ci vorranno almeno 10 anni, con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. E’ quanto fa sapere la Coldiretti. Se il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare, sottolinea la Coldiretti, è proprio l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente. Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare perché è mancata l’opera di prevenzione, sorveglianza e soprattutto di educazione ambientale sul valore di un patrimonio determinate per la biodiversità e per la stabilità idrogeologica del territorio. Il caldo africano e la siccità, secondo un’analisi di Coldiretti su dati Effis, aiutano i piromani con più di 2 roghi al giorno da nord a sud della Penisola dall’inizio dell’estate. Una situazione grave in un 2020 che si classifica come il secondo semestre più caldo dal 1800 con temperature superiori di 1,1 gradi rispetto alla media.

ANSA | 31-07-2020 17:10

Incendio sul Gran Sasso, brucia il parco nazionale
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