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Egitto, parla un amico di Zaky: 'Anch'io rapito, temo per lui'

I genitori del giovane: 'Torturato per sapere dei Regeni'

“Sono stato rapito dalle forze di sicurezza statali” in Egitto “e interrogato per 35 ore”, “non ho subito elettroshock ma sono stato picchiato, bendato e legato. Mi hanno privato del sonno e hanno cercato di distorcere il tempo”. È la drammatica testimonianza che fa all’ANSA Amr, cittadino egiziano 29enne che vive e lavora a Berlino da qualche anno, amico di Patrick George Zaky, arrestato venerdì al Cairo e tuttora detenuto, in prima fila tra coloro che in tutta Europa ne stanno chiedendo la liberazione.

I genitori del 27enne denunciano che a lui è stato chiesto anche dei suoi legami con la famiglia di Giulio Regeni. “L’hanno interrogato illegalmente per trenta ore. E poi, sì, gli hanno chiesto anche dei suoi legami con la famiglia di Giulio Regeni. Dal 2016, di quel ragazzo italiano si parla su tutti i social media e anche Patrick conosceva il caso, se n’era interessato”. I genitori di Patrick sono stati raggiunti nella loro casa egiziana a Mansura da Repubblica e Corriere della Sera, che oggi pubblicano un reportage.

Proprio i genitori del ricercatore italiano ucciso nel 2016 al Cairo rompono il silenzio. Seguono “con attenzione e apprensione l’arresto al Cairo” di Patrick che, “come Giulio, è un brillante studente internazionale e ha cuore i diritti inviolabili delle persone. I governi democratici dovrebbero preservare e coltivare la crescita di questi nostri giovani impegnati e studiosi e dovrebbero tutelarne in ogni frangente l’incolumità”, dicono Paola e Claudio Regeni e il loro legale, Alessandra Ballerini in una nota.

Per Zaki si muove l’Europa. Il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, richiama l’emiciclo di Strasburgo sul caso: “Voglio ricordare alle autorità egiziane che l’Ue condiziona i suoi rapporti con i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani e civili come ribadiamo in tutte le nostre risoluzioni e chiedo che Zaki venga immediatamente rilasciato e restituito ai suoi cari”. E assicura che l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, “solleverà la questione al prossimo Consiglio europeo lunedì prossimo”.

In Italia alla Camera il ministro per i rapporti col Parlamento Federico D’Incà risponde al question time sul caso e spiega che Patrick per il governo italiano è priorità.

In tutta Europa le mobilitazioni che chiedono il rilascio dell’attivista si moltiplicano. Dopo Bologna e Granada manifestazioni si terranno a Milano e Berlino. E l’Università di Bologna promuoverà un grande corteo nel capoluogo emiliano prima del 22 febbraio, data in cui scadono i primi 15 giorni di custodia cautelare in carcere per Patrick a Mansura.

La testimonianza dei genitori di Patrick. Nei confronti di Patrick “è stato emesso un mandato di comparizione il 24 settembre ma nessuno glielo ha comunicato. Per questo è stato fermato alla frontiera. Lì – evidenzia il legale della famiglia – è stato bendato e portato da qualche parte al Cairo. È stato detenuto e interrogato per 30 ore, torturato. Lo picchiavano e gli chiedevano dei suoi legami con l’Italia e con la famiglia di Giulio Regeni. Patrick non sa nulla di tutto questo: così alla fine lo hanno trasferito qui a Mansura”. “Nostro figlio stava tornando a casa per festeggiare gli ottimi voti ottenuti e ci siamo ritrovati a portargli cibo e vestiti in prigione. Vogliamo soltanto che torni a casa”, dicono i genitori. “Patrick difende le sue libere opinioni, ma conosce bene i limiti. Siamo una famiglia pacifica, nostro figlio non ha fatto nulla di sbagliato e non è mai stato una minaccia o un pericolo per nessuno, anzi: ha sostenuto e aiutato molta gente”. “Ce l’hanno fatto vedere domenica. Lo rivediamo giovedì. Solo dieci minuti in parlatorio, assieme agli altri detenuti, presente un agente di polizia”, proseguono i genitori. “Domani portiamo a Patrick i libri. Ha chiesto di studiare, vuole essere pronto per gli esami di marzo. La nostra speranza è questa sua forza”.

ANSA | 12-02-2020 19:00

b5acdf839d9d0bd9fe7c1ead431c5e2d.jpg Fonte foto: ANSA
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