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Gentiloni: 'Mes light non basta, i Bond comuni sono necessari'

'Germania e altri possono accettare idea se misura è eccezionale'

Per sostenere la ripresa servono bond comuni “emessi per uno specifico scopo e come misura ‘one-off’ destinata a rispondere esclusivamente a queste circostanze eccezionali. Penso che la Germania e gli altri Paesi del Nord lo potranno accettare”. Lo ha detto il commissario Ue all’economia Paolo Gentiloni in un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano tedesco Die Welt. “Il Mes senza condizioni può essere uno strumento utile, ma solo uno tra molti”, ha aggiunto.

In vista dell’Eurogruppo di martedì si rinsalda l’asse franco-tedesco: i ministri Le Maire e Scholz, anticipa la Dpa, si presenteranno con una posizione comune, che appoggia tutte le misure a breve termine, incluso l’utilizzo del Mes con condizionalità molto alleggerite. Per cercare di diversificare il dibattito, allontanandolo dalla battaglia anche ideologica sui Coronabond contro il Mes, l’Europa invita intanto a parlare delle altre opzioni sul tavolo. “Ce ne sono molte in preparazione”, dice il vicepresidente della Commissione Ue responsabile dell’economia, Valdis Dombrovskis, che prova ad attirare l’attenzione sugli strumenti operativi da subito per arginare le perdite. Dagli aiuti di Stato allentati, estesi proprio oggi fino a fine anno, alla Banca europea degli investimenti, che propone un nuovo piano da 200 miliardi sempre per aiutare le imprese. Tutte operazioni per affrontare l’emergenza. Ma per rilanciare le economie europee nel medio-lungo termine, le ricette divergono tra i Paesi che vogliono far intervenire il Mes e quelli che spingono ancora gli eurobond, Italia e Spagna in testa. L’Eurogruppo di martedì avrà un’agenda molto ricca. L’Europa aggiunge munizioni all’arsenale con cadenza quasi quotidiana, per rendere la risposta economica il più potente possibile. E anche per dare l’immagine di un’Unione d’accordo quasi su tutto. La Bei porterà al tavolo la creazione di un fondo di garanzia di 25 miliardi per offrire alle imprese europee liquidità per investimenti fino a 200 miliardi. C’è poi il Sure, lo schema da 100 miliardi che la Commissione Ue ha messo in campo per rimpolpare la cassa integrazione dei 27, e il re-indirizzamento dei fondi strutturali. A tutto questo, l’Eurogruppo darà il suo ok senza riserve. Ma quando si arriverà a discutere del post-crisi, cioè di come – e se – ne usciranno le economie e i conti pubblici dei Paesi più in difficoltà, la discussione si farà animata.

Tutti usciranno dalla crisi con debiti e deficit maggiori, ma chi già è su soglie di guardia, non vorrebbe uscirne più a rischio degli altri. Il lavoro preparatorio fatto dagli sherpa dei ministri è avanzato su un solo punto: il Meccanismo europeo di stabilità. Questo perché il Mes è l’unico strumento ufficialmente sul tavolo fin dal primo momento, visto che è l’arma europea contro gli shock economici, l’unica che può intervenire finanziariamente quando un Paese entra in difficoltà e non riesce a fare fronte ai pagamenti. Vista l’esperienza della Grecia e degli altri salvataggi, in queste settimane di negoziati e contatti tutti i 19 sono almeno d’accordo ad alleggerire le condizioni per ottenere gli aiuti. “Non ci devono essere assurde condizionalità e non ci sarà nessuna troika nel Paese”, assicura il ministro dell’economia tedesco Olaf Scholz, descrivendo il lavoro che si fa in queste ore. L’idea è di avere un solo tipo di condizionalità, uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza, quindi sufficientemente vaga da non esporre le debolezze di nessun Paese. La Francia si allinea alla Germania sul Mes, ma non rinuncia al ruolo di mediazione tra il Nord e il Sud. Sul tavolo dell’Eurogruppo ci sarà quindi anche la proposta francese di dare vita a un fondo temporaneo, gestito dalla Commissione Ue, che emetta bond sul mercato con garanzie comuni.

Parigi è infatti convita che, anche se tutti accettassero politicamente l’idea degli eurobond, non sarà mai un’operazione di breve termine. Il direttore generale del Mes, Klaus Regling, ricorda che per dare vita ad uno strumento del genere servirebbero dai 7 mesi a un anno. Ma l’economia, soprattutto di chi è più malmesso, non può aspettare così tanto. Chi è contrario al Mes, lo è anche perché non lo ritiene sufficiente: un prestito pari al 2% del Pil del proprio Paese non basta a rilanciare l’economia. Ma per tutto il resto, c’è la Bce: l’attivazione del Mes è il prerequisito che consentirebbe alla Bce

ANSA | 04-04-2020 11:04

9295744b6b6ff07727227a7273b65f04.jpg Fonte foto: EPA
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