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Suprematista neonazi si converte all'Islam e uccide due "camerati"

La storia di Devon Arthurs mette in crisi nozione scontro civiltà

Roma, 26 mag. (askanews) – E’ una figura destinata a mettere in crisi molti degli schemi prestabiliti quando si analizzano le figure che commettono crimini legati alla religione. Devon Arthurs, la cui storia è raccontata sul Guardian, ha 18 anni e ha una caratteristica spiazzante: è un suprematista bianco neonazista che però è diventato musulmano. E ha ucciso i suoi coinquilini compagni di fede politica, ma non religiosa.

I fatti di cui s’è reso protagonista sono avvenuti – secondo il Guardian – venerdì scorso. Ha preso in ostaggio tre persone in una tabaccheria a Tampa, in Florida, all’urlo di “Allah Mohammed!” e ha detto ai poliziotti che lo arrestavano: “Questo non sarebbe accaduto se il vostro paese non avesse bombardato il mio”. Il punto è che Arthurs è nato e vissuto sempre in Florida e non ha nulla a che vedere con la Siria, con l’Iraq o con qualsiasi altro paese musulmano.

Gli agenti, poi, sono rimasti ancor più allibiti quando il giovane islamista li ha portati nel suo appartamento, dove hanno trovato i suoi coinquilini, nonché camerati di fede neonazista. Morti ammazzati a coltellate. La spiegazione che il giovanissimo nazi-islamico ha fornito è stata che i due ex amici avevano “mancato di rispetto” alla sua nuova religione.

L’Fbi e la polizia di Tampa, nella casa, hanno trovato materiale per costruire una bomba. Ma, a quanto pare, questo apparteneva a un terzo coinquilino, un certo Brandon Russell, una guardia nazionale della Florida. Tra gli oggetti sequestrati anche una foto di Timothy McVeigh, il terrorista neonazista che uccise 168 persone nell’attentato di Oklahoma City del 1995. Non si esclude neanche che Arthurs abbia ucciso i coinquilini che programmavano, loro, di fare un attentato.

“Arthurs è un appropriato memento del fatto che la strada per la violenza estremistica può avere diversi tracciati, ma spesso parte dallo stesso luogo: nozioni di mascolinità minacciata e sentimenti di marginalità e umiliazione”, commenta la giornalista del Guardian Arwa Mahdawi. Un approccio che mette in crisi l’idea di scontro di civiltà.

ASKANEWS | 26-05-2017 11:05

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