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Sulle buste di plastica l'Italia bacchettata, ed era la prima della classe

Un anno oltre le scadenze non ha ancora detto a Bruxelles cosa ha fatto

Bruxelles, 14 giu. (askanews) – L’Italia si fa bacchettare dall’Ue per non aver recepito ufficialmente le norme ambientali europee che l’Italia stessa, da una posizione d’avanguardia, aveva a lungo sollecitato, e alla fine ottenuto, contro le buste di plastica “usa e getta”.

La Commissione europea ha deciso di inviare a Roma un “parere motivato”, secondo stadio della procedura d’infrazione comunitaria, in cui si contesta all’Italia di non aver notificato a Bruxelles quali misure nazionali siano state adottate per applicare la direttiva Ue del 2015 che mira a minimizzare l’utilizzo e l’impatto sull’ambiente delle buste per la spesa in plastica leggera e non biodegradabile (“shopper”). La decisione è paradossale, visto che negli anni scorsi (a partire dal 2007) era stata proprio l’Italia a decidere per prima, con misure nazionali che avevano rischiato di violare le norme Ue sul mercato unico, un divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica non biodegradabili.

Tutto è bene quel che finisce bene, si disse due anni fa. L’Italia poteva vantarsi di avere visto giusto, con lungimiranza, e di essere stata la prima della classe. Ma la direttiva Ue 2015//720, doveva essere trasposta negli ordinamenti nazionali entro il 27 novembre 2016, e, passata questa scadenza, da Roma non è mai arrivata a Bruxelles la notifica dell’adozione finale delle norme di recepimento. La Commissione ha inviato una prima lettera di sollecito (formalmente già una “messa in mora”) il 14 gennaio scorso, dando due mesi all’Italia per rispondere.

Insieme all’Italia anche Polonia, Cipro e Grecia hanno ricevuto lo stesso avviso.

ASKANEWS | 14-06-2017 16:34

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