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Perché Londra dice no al trasferimento a Roma del piccolo Charlie

Dubbi e punti oscuri nella vicenda del bimbo di 10 mesi

Roma, 5 lug. (askanews) – Dopo il no al trasferimento negli Usa, è arrivata ufficiale la notizia che il piccolo Charlie Gard non potrà essere trasferito nemmeno al Bambino Gesù, che aveva manifestato la propria disponibilità ad accoglierlo e assisterlo. “L’ospedale di Londra (Great Ormond Street Hospital – ndr) ha risposto che non è possibile da un punto di vista legale”, sulla base delle sentenze, aveva riferito in mattinata Mariella Enoc.

“La mamma ha chiamato l’ospedale chiedendo di approfondire l’aspetto scientifico”, ha aggiunto Enoc. Ma poco dopo è arrivata la conferma da parte del governo di Londra che anche un viaggio della speranza nella molto più vicina Roma è off-limit, pure in questo caso per questioni legali, come a dire che è la ragion di stato a decidere sul diritto di vita o di morte del piccolo Charlie la cui tristissima storia sta commuovendo il mondo intero.

E’ stato il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson a spiegare al collega italiano Angelino Alfano che ragioni legali impediscono alla Gran Bretagna di accogliere la richiesta dell’ospedale del Vaticano. Restano però diverse cose da chiarire sul fronte legale. Nel senso che non sono immediatamente evidenti – e apparentemente non solo per i profani – le motivazioni legali per cui il piccolo Charlie non può essere trasferito, né a casa (come volevano i genitori) né in una struttura ospedaliera all’estero, a Roma o negli Usa che sia.

Per lui, affetto da una malattia genetica rara, il verdetto della scienza sembra inappellabile: non c’è niente da fare per salvarlo e tenerlo in vita potrebbe equivalere solo a prolungargli le sofferenze, delle quali peraltro non vi è certezza, dato che non si muove, di certo non vede, non sente nulla, non emette suoni, ma sul concetto di provare dolore i dubbi permangono.

Cosa a cui non vogliono rassegnarsi i genitori Chris Gard e Connie Yates che, devastati all’idea della morte del figlio, sono riusciti a raccogliere 1,4 milioni di dollari “per finanziare procedure mediche innovative eticamente sostenibili che potrebbero portare speranza a loro e ad altri. Hanno trovato con successo un trattamento sperimentale negli Stati Uniti”, come hanno scritto oggi una quarantina di eurodeputati in una petizione per salvare la vita del piccolo. Anche il presidente Donald Trump ha mostrato per questa vicenda il suo volto umano – forse nel tentativo di amicarsi i britannici una volta per tutte e fissare finalmente la data della visita di Stato a Londra? – offrendosi giorni fa di aiutare la famiglia nel caso di un trasferimento negli Usa.

ASKANEWS | 05-07-2017 16:02

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