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Pd, 2 mln a voto. Renzi oltre quota 70%. Emiliano: farò la guerra

Comitato Orlando: partecipazione dimezzata in regioni rosse

Roma, 1 mag. (askanews) – L’affluenza, secondo i dati della commissione congresso del Pd, sfiora i due milioni di votanti alle primarie e Matteo Renzi ottiene un’affermazione larghissima che – a scrutinio ancora in corso – supera il 71% dei consensi.

Andrea Orlando, secondo gli ultimi dati, resta intorno al 21% e Michele Emiliano si attesta vicino all’8%. I due sfidanti, assicurano, non lasceranno mai il Partito democratico. Ma il ministro della Giustizia davanti all’euforia della maggioranza dem e dei renziani invita a “non dimenticare che c’è un milione di voti in meno” rispetto alle ultime primarie, quelle del 2013.

Il governatore della Puglia, da parte sua, è pronto a dare battaglia e a creare una nuova corrente di “uomini liberi” dentro il Pd perchè “sia chiaro – rilancia all’indirizzo di Renzi -: si può dimenticare che facciamo quello che dice lui. Utilizzeremo la voce delle decine di migliaia di persone che ci hanno votato per impedirgli che ricommetta gli stessi errori evitando di condividere le scelte. Se dovesse rifare questo gioco, lo scontro sarà frontale”.

Da parte sua Renzi non vuole sentire parlare di “rivincita”, ribadisce che “ha vinto tutto il Pd”. Ora dunque “avanti insieme” perché il Pd ha il dovere di “non lasciare l’Italia nella palude”. Più forte di prima, si ribadisce, il sostegno al governo Gentiloni. Lo assicura anche il presidente del Pd Matteo Orfini mettendo un paletto preciso sulle allenze. Se, infatti, l’inventore delle primarie e fondatore, insieme a Romano Prodi dell’Ulivo, Arturo Parisi invita “Matteo” a cercare un accordo con i fuoriusciti dem perchè un “confronto con D’Alema e Bersani è difficile ma bisogna provarci”, Orfini è contrario. “Vorrei un’intesa con Pisapia, certo. Ma è complicato allearsi con chi ha sempre votato contro di noi in Parlamento e con chi se n’è andato dal Pd. Dicono che Renzi è un dittatore e poi si vogliono alleare con noi?”, dice.

In attesa di dati completi le polemiche sull’affluenza tengono ancora banco. Dalla mozione Orlando si sottolinea il calo, talvolta vicino al 50%, dell’affluenza proprio nelle regioni ‘rosse’. Segno che qualcosa si è rotto. “Nelle regioni tradizionalmente amministrate dal centrosinistra si è registrata la percentuale più alta di assenza dal voto – ha osservato la deputata dem Sandra Zampa -. Se in Emilia Romagna il 45% di coloro che votavano alle primarie a questo giro sono stati a casa, e questo è successo anche in Toscana, in Umbria e sostanzialmente anche in Piemonte, significa che dobbiamo riannodare i fili di un dialogo anche con la sinistra e con quei settori che si sono allontanati dal Pdr, dal partito di Renzi”. A Bologna nel 2013 ci furono circa 98 mila militanti che votarono alle primarie, ieri poco più di 46 mila. Stesso quadro a Firenze:48 mila voti quattro anni fa e 27 mila ieri.

Ora il Pd, nuovamente sotto la guida di Renzi, dovrà affrontare prima di tutto il delicato nodo della legge elettorale – la cui discussione è già calendarizzata alla Camera per il 29 maggio – e poi il test elettorale delle amministrative dell’11 giugno.

ASKANEWS | 01-05-2017 11:00

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