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Papa Francesco ha detto che sul caso Regeni si è mosso

Il Pontefice rientrato dall'Egitto

Città del Vaticano, 30 apr. (askanews) – “Quando sono con un capo di Stato in dialogo privato quello rimane privato, almeno che si sia d’accordo nel renderlo pubblico. Io ho avuto quattro dialoghi privati qui, e credo che se è privato, per rispetto, si deve mantenere la riservatezza. A proposito di Regeni: io sono preoccupato, e dalla Santa Sede mi sono mosso su quel tema, perché anche i genitori lo hanno chiesto. La Santa Sede si è mossa. Non dirò come ma ci siamo mossi”. Lo ha detto il Papa nel volo di ritorno dal Cairo a Roma, in merito all’assassinio del ricercatore italiano che studiava i movimenti sindacali impegnati contro il regime egiziano del presidente Al-Sisi, che Francesco ha incontrato nei due giorni della sua visita al paese del Nilo, venerdì e sabato.

Molti gli argomenti affrontati da Francesco nella consueta conferenza stampa con i cronisti a bordo del volo Alitalia che lo ha riportato in Italia, nella serata di ieri, compresa la questione del governo egiziano: “Ho fatto finora 18 viaggi e in parecchi paesi ho sentito: ‘il Papa appoggia questo o quel governo’. Sempre un governo ha le sue debolezze o i suoi avversari politici che dicono una cosa e un’altra. Io non mi immischio, parlo dei valori, ognuno veda e giudichi se un governo o uno Stato porta avanti questi valori”.

A chi gli domandava dei venti di guerra tra Stati Uniti e Corea del nord, “dei missili coreani si parla da un anno, ma adesso sembra che la cosa si sia riscaldata troppo. Richiamo al negoziato perché è il futuro dell’umanità: oggi una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità ed è terribile!”, ha detto il Papa. La mediazione del Vaticano in Venezuela, ha detto, è stata possibile finché vi erano le condizioni. Quanto alla probabile visita di Donald Trump in Vaticano quando verrà in Italia per il vertice di Taormina, “non sono stato ancora informato di richieste da parte della Segreteria di Stato, ma io ricevo ogni capo di Stato che chiede udienza”. In merito alle presidenziali francesi, “dei due candidati francesi non so la storia, non so da dove vengono, so che una è una rappresentante della destra, ma l’altro non so da dove viene e per questo non so dare un’opinione”, ha detto il Papa, che ha ricordato di avere avuto un rapporto aperto anche con il presidente uscente Francois Hollande nonostante uno scontro, probabile riferimento alla nomina di un ambasciatore presso la Santa Sede. Poi ha sottolineato: “Parlando dei cattolici, mentre salutavo la gente un giorno uno mi ha detto: ‘Perché non pensa alla grande politica?’. Intendeva fare un partito per i cattolici! Ma questo signore buono vive nel secolo scorso!”.

Più in generale, “è vero che l’Europa è in pericolo di sciogliersi, questo è vero. Dobbiamo meditare. C’è un problema che spaventa e forse alimenta questi fenomeni, ed è il problema dell’immigrazione. Ma non dimentichiamo che l’Europa è stata fatta dai migranti, da secoli e secoli di migranti, siamo noi”, ha detto il Papa. A un giornalista tedesco che, richiamando una sua recente dichiarazione che ha fatto scalpore in Germania, domandava se non fosse un lapsus definire “campi di concentramento” i campi per i rifugiati e gli immigrati, Jorge Mario Bergoglio ha risposto, escludendo la situazione tedesca (ma non quella italiana) ed indicando piuttosto il caso di Calais: “Il mio non è stato un lapsus! Ci sono campi di rifugiati che sono veri campi di concentramento”.

ASKANEWS | 30-04-2017 12:22

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