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Papa Francesco a Carpi: mai farsi imprigionare dalle macerie della vita

L'omelia del Santo Padre

Roma, 2 apr. (askanews) – “Le Letture di oggi ci parlano del Dio della vita, che vince la morte. Soffermiamoci, in particolare, sull’ultimo dei segni miracolosi che Gesù compie prima della sua Pasqua, al sepolcro dell’amico Lazzaro. Lì tutto sembra finito: la tomba è chiusa da una grande pietra; intorno, solo pianto e desolazione”. E’ iniziata così l’omelia di Papa Francesco oggi in visita pastorale a Carpi, nella concelebrazione eucaristica in Piazza Martiri. Il suo è un invito a non farsi “imprigionare dal pessimismo”, dalle “macerie della vita”.

Il Papa, arrivando in Duomo, aveva salutato tutti i vescovi della Regione presenti, soffermandosi a parlare con il cardinale Caffarra, Arcivescovo Emerito di Bologna, e poi fatto un omaggio floreale alla Statua della Madonna all’interno del Duomo.

“Anche Gesù – ha quindi detto il Santo Padre nell’omelia – è scosso dal mistero drammatico della perdita di una persona cara: ‘Si commosse profondamente’ e fu ‘molto turbato’. Poi ‘scoppiò in pianto’ e si recò al sepolcro, dice il Vangelo, ‘ancora una volta commosso profondamente’. È questo il cuore di Dio: lontano dal male ma vicino a chi soffre; non fa scomparire il male magicamente, ma con-patisce la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola”.

“Notiamo però – ha proseguito il Papa – che, in mezzo alla desolazione generale per la morte di Lazzaro, Gesù non si lascia trasportare dallo sconforto. Pur soffrendo Egli stesso, chiede che si creda fermamente; non si rinchiude nel pianto, ma, commosso, si mette in cammino verso il sepolcro. Non si fa catturare dall’ambiente emotivo rassegnato che lo circonda, ma prega con fiducia e dice: ‘Padre, ti rendo grazie’. Così, nel mistero della sofferenza, di fronte al quale il pensiero e il progresso si infrangono come mosche sul vetro, Gesù ci offre l’esempio di come comportarci: non fugge la sofferenza, che appartiene a questa vita, ma non si fa imprigionare dal pessimismo. Attorno a quel sepolcro, avviene così un grande incontro-scontro. Da una parte c’è la grande delusione, la precarietà della nostra vita mortale che, attraversata dall’angoscia per la morte, sperimenta spesso la disfatta, un’oscurità interiore che pare insormontabile. La nostra anima, creata per la vita, soffre sentendo che la sua sete di eterno bene è oppressa da un male antico e oscuro. Da una parte c’è questa disfatta del sepolcro. Ma dall’altra parte c’è la speranza che vince la morte e il male e che ha un nome: Gesù. Egli non porta un po’ di benessere o qualche rimedio per allungare la vita, ma proclama: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà’. Per questo dice: ‘Togliete la pietra!’ e a Lazzaro grida a gran voce: ‘Vieni fuori!’. Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo invitati a decidere da che parte stare. Si può stare dalla parte del sepolcro oppure dalla parte di Gesù. C’è chi si lascia chiudere nella tristezza e chi si apre alla speranza. C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza. Di fronte ai grandi ‘perché’ della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri. Sì, perché ciascuno di noi ha già un piccolo sepolcro, qualche zona un po’ morta dentro il cuore: una ferita, un torto subìto o fatto, un rancore che non dà tregua, un rimorso che ritorna, un peccato che non si riesce a superare.

Individuiamo oggi questi nostri sepolcri e lì invitiamo Gesù”.

ASKANEWS | 02-04-2017 12:33

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