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Nuovo stop per il "Muslim ban", Trump infuriato

Seconda versione del testo bocciata come primo decreto

New York, 16 mar. (askanews) – Doveva entrare in vigore quando in Italia erano le cinque del mattino di oggi, 16 marzo, e invece la seconda versione del “Muslim ban” voluta dal presidente americano Donald Trump è stata bloccata a livello nazionale da un giudice federale delle Hawaii. L’idea è che la sospensione per almeno 90 giorni degli ingressi in Usa di cittadini di sei nazioni prevalentemente musulmane (Libia, Iran, Somalia, Sudan, Siria e Yemen) non è altro che una discriminazione religiosa che viola la Costituzione americana. Partecipando a un incontro pubblico a Nashville, Trump ha denunciato la decisione come “errata”, definendola “un abuso di potere senza precedenti”.

La mossa del giudice Derrick Watson – eletto dal 44esimo presidente Usa Barack Obama – è temporanea ma rappresenta un colpo duro per l’amministrazione Trump. Anche questa volta non è escluso un braccio di ferro tra giudici e presidente. Insomma, l’ordine esecutivo del 6 marzo scorso con cui la Casa Bianca ha detto di volere garantire la sicurezza nazionale è stato bocciato per gli stessi motivi con cui anche la sua prima versione – quella del 27 gennaio – era stata sospesa da un giudice di Seattle (Stato di Washington) dando il via a una battaglia legale arrivata alla Corte d’Appello di San Francisco (che confermò temporaneamente quella decisione). Piuttosto che intensificare lo scontro sui banchi di tribunale, l’amministrazione Trump decise di correggere il tiro e modificare il decreto.

Il nuovo ordine esecutivo aveva rimosso l’Iraq dalla lista dei Paesi presi di mira per timore di un peggioramento delle relazioni con una nazione alleata nella lotta contro l’Isis; aveva stabilito un trattamento per i rifugiati siriani uguale e quello di tutti gli altri (originariamente per loro l’ingresso in Usa era negato a tempo indeterminato e non solo per 120 giorni); precisava che il “Muslim ban” non si applicava alle persone dotate di visto o che sono residenti permanenti negli Stati Uniti. Dal testo era stato anche eliminato il riferimento a un possibile trattamento speciale previsto per i cristiani.

Il giudice Watson non ha comunque creduto alla linea della Casa Bianca, secondo cui così come è scritto il nuovo ordine esecutivo non rappresenta un test religioso per chi è diretto negli Stati Uniti da buona parte del Medio Oriente. “State dicendo che dobbiamo chiudere gli occhi e fingere di non avere sentito la serie di dichiarazioni fatte in passato?”, Watson ha chiesto retoricamente ai legali del governo nel corso di un’audizione avvenuta ieri prima della decisione.

ASKANEWS | 16-03-2017 07:30

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