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Nella battaglia di Mosul distrutte 300 moschee (minareti rasi al suolo)

Luoghi di culto adibiti in tribunali, covi o centri rieducazione

Roma, 11 lug. (askanews) – Nella battaglia di Mosul, ultima grande roccaforte irachena dello Stato Islamico liberata ieri l’altro dalle forze governative dopo 9 mesi di combattimenti “sono state distrutte 300 moschee” mentre la maggior parte dei minareti delle altre moschee della città sono stati rasi al suolo, come riferiscono media locali.

“A causa dei combattimenti, 300 moschee di Mosul sono stati distrutti o incendiati, il 70% delle quali si trovavano nella parte occidentale della città mentre gli altri luoghi di culto hanno avuto i loro minareti rasi al suolo”, come scrive sul suo sito online la tv satellitare curda-irachena “Rudaw”.

L’emittente, citando fonti militari, spiega anche che “l’Isis ha utilizzato le moschee come rifugio per realizzare i suoi obbiettivi a causa del fatto che gli aerei da guerra evitavano di colpire questi luoghi di fede in modo diretto nel limite del possibile”.

La tv curda elenca quindi una serie di moschee usate dai jihadisti per altre funzioni: come la storica moschea di al Zeiwani “adibita in un tribunale”; la moschea di Omar al Assawd trasformata in un “centro per la rieducazione di pentiti”; e la moschea di Aghawat “tramutata in un covo per ospitare 5 comandanti” dell’organizzazione terroristica.

ASKANEWS | 11-07-2017 10:42

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