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"Nel pc di Massimo Bossetti neanche una donna nuda"

Lo ha detto il legale durante l'arringa nel processo d'appello

Brescia, 10 lug. (askanews) – Non c’è “neanche una donna nuda” nei supporti informatici sequestrati a Massimo Bossetti e nessuna ricerca pornografica o “ancor meno pedopornografica” in quelli da lui usati. Lo ha detto il legale della difesa di Massimo Bossetti, durante l’arringa nel processo d’Appello per l’uccisione di Yara Gambirasio, per la quale è stato condannato in primo grado all’ergastolo.

“Che cosa emerge” dalle analisi del pc? “Niente. In tutte queste ricerche, nel corso degli anni, non sono state trovate chat né interessi verso minori – ha detto Camporini – né ci sono tracce di navigazioni nel cosiddetto dark web. Soltanto il 29 maggio 2014” e in un altra occasione “che non ci dà dimostrazione di digitazione manuale” di ricerche a sfondo pedopornografico.

Ricerche comunque fatte da un computer, ha sottolineato il legale, privo di password per l’accesso e effettuate dalla moglie di Bossetti, Marita Comi, come da lei stesso dichiarato.

“Quando si è cercata qualche conferma – ha chiosato Camporini – non si è trovato che smentite”. Come, ha sostenuto, per la intercettazioni in carcere, usate come “cavallo di battaglia dalla parte civile”, che non solo non hanno, secondo il legale, valore di indizio, ma che addirittura, una di esse, “la prima, la più genuina”, la sera della sparizione di Yara “è tornato a casa per le 19.30”, scagionerebbe l’imputato.

ASKANEWS | 10-07-2017 19:07

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