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Mattarella sferza le Camere: serve la legge elettorale

Preoccupazione "di sistema": così impossibile ricorso a urne

Milano, 26 apr. (askanews) – Ora basta: giunta praticamente al termine la fase congressuale del Pd, non si può più aspettare. Il Paese ha bisogno di una legge elettorale che metta in sicurezza il sistema, consentendo – in caso di necessità – di poter sciogliere le Camere. Il Capo dello Stato convoca i presidenti di palazzo Madama e di Montecitorio e a loro rivolge un invito pressante: il Parlamento “provveda sollecitamente al compimento di due importanti adempimenti istituzionali: la nuova normativa elettorale per il Senato e per la Camera e l’elezione di un giudice della Corte costituzionale”. E le Camere rispondono convocandosi in seduta congiunta il 4 maggio per la nomina del giudice costituzionale e calendarizzando per fine maggio – il 29 per l’esattezza – l’arrivo nell’Aula di Montecitorio della legge elettorale.

L’iniziativa formale di Sergio Mattarella arriva a pochi giorni dalle primarie del Pd: perchè finora la fase congressuale del Pd è stato il motivo per rinviare una discussione vera in Commissione. Ma anche perchè – è la lettura che fornisce più di un parlamentare – la voglia di Matteo Renzi di tornare alla carica per il voto anticipato dopo aver vinto il congresso è sempre più manifesta. E allora il monito di Mattarella va letto così: con l’attuale situazione il voto anticipato è impensabile.

Dal Colle spiegano che la preoccupazione del Capo dello Stato è appunto “di sistema”: non si può continuare a restare in una situazione che rende impossibile – anche a fronte di situazioni emergenziali – lo scioglimento delle urne. Il che non significa che fatta una legge elettorale il Capo dello Stato decida di sciogliere immediatamente le Camere: anche in quel caso, la valutazione che si farà sarà sulla tenuta del sistema. Quel che è certo, è che senza una legge elettorale valida anche per palazzo Madama, non basteranno incidenti parlamentari per provocare il voto anticipato.

E che un’intesa in Parlamento su un nuovo sistema elettorale sia possibile in tempi rapidi, ci credono in pochi. A parole, tutti i gruppi sono infatti d’accordo con la necessità di accelerare.

Quanto al punto di caduta, restano immutate le divergenze. Tanto che la capigruppo della Camera ha concesso l’intero mese di maggio ai lavori della Commissione Affari Costituzionale per tentare di arrivare ad un testo il più possibile condiviso. Al momento i partiti restano infatti sulle loro posizioni: il Pd insiste con “collegi uninominali e un ragionevole premio di maggioranza”, spiega il capigruppo in Senato Luigi Zanda; i Cinque Stelle restano fermi sull’estensione del “Legalicum” al Senato; Mdp chiede invece di eliminare i capilista bloccati e armonizzare i due sistemi; Ap chiede di estendere al Senato il sistema della Camera, con piccoli correttivi; Forza Italia si dice invece disponibile al confronto per un modello “il più condiviso possibile”.

ASKANEWS | 26-04-2017 20:38

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