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Manovra parte da 25 miliardi, senza Iva deficit sale al 3,4%

Allarme Bankitalia-Istat-Upb-C.Conti. Boccia apre su mini-Iva

Nel 2020 serviranno coperture “per 25 miliardi” senza contare le “ulteriori misure compensative” per la flat tax. Lo spiega l’Upb nell’audizione sul Def. Serviranno circa 2 miliardi per gli investimenti e circa 23 miliardi per evitare gli aumenti Iva. Se l’imposta non aumenterà, calcola Bankitalia, “il disavanzo si collocherebbe al 3,4% del Pil”. L’Istat definisce “verosimile” il Pil a +0,2%. C.Conti, 3 anni di manovre da 21, 29 e 36 mld.
Senza gli aumenti automatici dell’Iva, previsti a legislazione vigente, “il disavanzo si collocherebbe meccanicamente al 3,4% del prodotto nel 2020, al 3,3% nel 2021 e al 3% nel 2022”. Lo ha detto Eugenio Gaiotti, capo economista di Bankitalia, in un’audizione preliminare sul Def di fronte alle commissioni di Bilancio della Camera e Senato. Il Documento “rimanda alla prossima legge di bilancio la definizione di ‘misure alternative di copertura'”, tuttavia “non fornisce informazioni di dettaglio”.
“Seppure in un quadro caratterizzato da notevoli incertezze, il recupero dell’attività industriale di inizio anno influenza in misura rilevante il quadro” macro del primo trimestre, per il quale è verosimile un miglioramento dei livelli complessivi dell’attività economica rispetto a quelli di fine 2018, con effetti positivi anche sulla performance economica media annua del 2019. Alla luce di queste evidenze la stima della crescita del Pil” del quadro programmatico per il 2019 (+0,2%) “appare verosimile”. Così l’Istat in audizione sul Def.

Nel 2020 serviranno coperture “per 25 miliardi” senza contare le “ulteriori misure compensative” per la flat tax. Lo spiega l’Upb nell’audizione sul Def. Come si evince dalla tabella allegata al documento consegnato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, serviranno circa 2 miliardi (1,8) per gli investimenti e circa 23 miliardi se non si vogliono fare scattare gli aumenti Iva. Quanto agli ulteriori 2 miliardi necessari per portare il deficit al 2,1% programmatico si ricorda che è già prevista ulteriore spending review per 2 miliardi.
Per rispettare la riduzione di deficit indicata nel Def sarà necessario un ”percorso impegnativo, soprattutto se si unta ad una piena eliminazione delle clausole di salvaguardia”. E’ quanto afferma la Corte dei Conti in audizione in Parlamento spiegando che sarebbe necessario individuare “misure per poco meno di 21 miliardi nel 2020 e 29 e 36 miliardi nel biennio successivo, oltre a quelle necessarie a soddisfare le ulteriori esigenze programmate”. Questo per raggiungere un deficit al 2,1% nel 2020, all’1,8% nel 2021, all’1,5% nel 2022.
Gli andamenti del rapporto debito/Pil prospettati dal Def per il quadriennio 2019-2022 “destano preoccupazione” perché sia nel quadro tendenziale sia nel quadro programmatico “non viene rispettata la regola del debito fissata in sede europea, regola che non prevede solo la discesa del rapporto, ma contempla una velocità minima del percorso di rientro”. Lo afferma la Corte dei Conti in audizione sul Def che analizzando i numeri sostiene che “la dinamica del rapporto debito Pil costituisce uno degli elementi meno rassicuranti del documento”.
Di fronte a una riforma fiscale andrebbe bene che scattasse in parte l’aumento dell’Iva. “Una parte sì – ha affermato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia -. Una parte dei nostri settori non l’amerebbe, quelli legati al largo consumo, ma con un’equa attenzione al mondo della produzione e alle fasce cosiddette deboli potrebbe essere una riforma che ha il suo perché” ha proseguito, parlando a margine della presentazione dell’attività in Italia di Walgreen Boots Alliance, a Palazzo Mezzanotte a Milano.

ANSA | 16-04-2019 22:08

1124a210f6a849de65c016c5b80152d3.jpg Fonte foto: ANSA
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