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Italia paese sempre più vecchio e crescono le diseguaglianze

La crisi ha acuito le differenze tra le classi sociali

Roma, 17 mag. (askanews) – “L’invecchiamento della popolazione e l’immigrazione straniera sono i fenomeni demografici maggiormente evidenti nella composizione dei gruppi: tre su nove sono caratterizzati da una elevata presenza di persone anziane: le famiglie degli operai in pensione (64,6% di persone con 65 anni e più), anziane sole e giovani disoccupati (42,7%) e pensioni d’argento (40,1%). Il gruppo delle famiglie a basso reddito con stranieri è invece composto per l’83,1% da cittadini stranieri”: è la fotografia scattata dal Rapporto annuale “La situazione del Paese” dell’Istat.

“L’invecchiamento della popolazione è uno degli aspetti demografici che contraddistinguono il nostro Paese nel contesto internazionale”, sottolinea il Rapporto che registra: “Al primo gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più raggiunge il 22%. Anche la struttura per età degli stranieri mostra segnali di invecchiamento. L’età media della popolazione straniera è passata da 31,1 a 34,2 anni tra il 2008 e il 2017; l’incremento è stato maggiore rispetto a quello rilevato per la popolazione italiana (da 43,7 a 45,9 anni)”.

E quindi va ricordato che “nel 2016 si registra un nuovo minimo delle nascite (474 mila). Il numero medio di figli per donna si attesta a 1,34 (1,95 per le donne straniere e 1,27 per le italiane). Il saldo naturale (cioè la differenza tra nati e morti) segna nel 2016 il secondo maggior calo di sempre (-134 mila), dopo quello del 2015, ma è soprattutto la dinamica demografica dei cittadini italiani a essere negativa, il saldo naturale è -189 mila, quello migratorio con l’estero -80 mila”.

“La crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni, ma anche all’interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all’interno di esse”.

La crisi ha aumentato le diseguaglianze nella maggior parte dei Paesi europei, riferisce l’istituto di statistica, ma se altrove “l’intensificarsi dell’azione redistributiva pubblica ha mitigato l’incremento della diseguaglianza dei redditi disponibili”, in Italia questa azione “è tra le più basse in Europa e nel corso della recessione è aumentata meno che altrove mostrando la difficoltà del sistema welfare nel contrapporsi alle forze di mercato”.

ASKANEWS | 17-05-2017 11:37

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