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Infrazione Ue contro l'Italia per le emissioni della Fiat 500x

Il ministro Delrio: nessun dispositivo illegale, rimandare la procedura

Roma, 17 mag. (askanews) – Botta e risposta tra Commissione europea e Italia su una procedura di infrazione avviata sulla base di rilievi della Germania sulle emissioni di alcuni modelli Fiat, vicenda peraltro già chiusa con Berlino. Nel mirino, secondo quanto precisato da fonti dell’Ue, vi è l’omologazione del propulsore 2 litri turbodiesel della 500x. Bruxelles ha annunciato di aver deciso di avviare una procedura di infrazione nei confronti della Penisola per il mancato adempimento da parte di Fiat Chrysler Automobiles degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli.

Oggi è stata quindi inviata una lettera di costituzione in mora in cui chiede all’Italia di dare una risposta alle preoccupazioni circa l’adozione di misure insufficienti per quanto riguarda le strategie di controllo delle emissioni di Fca.

Un passo formale energicamente contestato dal ministro di Infrastrutture e trasporti Graziano Delrio. “Contrariamente a quanto dichiarato dai vostri uffici, le autorità italiane hanno escluso fin dall’inizio la presenza di dispositivi illegali sui modelli Fiat sia nelle versioni originali sia in quelli ricalibrati. Mi è spiaciuto – ha affermato Delrio con una serie di comunicazioni scritte e telefoniche ieri, con la commissaria competente – apprendere che nonostante tutte le informazioni dettagliate fornite intendiate aprire la procedura d’infrazione”.

“Considerato che dopo la fine del processo di mediazione, dagli uffici della Commissione non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di ulteriori informazioni rispetto a quelle già fornite nei mesi precedenti si chiede di rimandare l’avvio della procedura”, ha aggiunto il ministro.

Per parte sua la commissaria responsabile del Mercato interno, Elzbieta Bienkowska ha sostenuto che “lo scandalo sulle emissioni ha dimostrato che la responsabilità di far rispettare la legge e di punire coloro che la violano non può essere lasciata esclusivamente ai singoli Stati membri”. Lo scandalo menzionato, però, non riguarda Fca ma è il famigerato Dieselgate della Volkswagen.

Ad ogni modo “è giunto il momento di raggiungere un accordo definitivo” sulla revisione delle regole e delle competenze.

Perché, ha concluso la Bienkowska “sono in gioco la fiducia e la salute dei cittadini e non abbiamo tempo da perdere”.

La lettera di costituzione in mora è la prima fase di una procedura di infrazione e fa parte del dialogo della Commissione con le autorità italiane al fine di chiarire i fatti e di trovare una soluzione ai problemi individuati dalla Commissione. L’Italia ha ora due mesi a disposizione per rispondere alle argomentazioni avanzate dalla Commissione, in caso contrario la Commissione può decidere di inviare un parere motivato.

Il caso in questione si riferisce alle informazioni portate a conoscenza della Commissione, nel contesto di una richiesta da parte del Ministero dei Trasporti tedesco nel settembre 2016, di mediare un disaccordo tra le autorità tedesche e quelle italiane riguardante le emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte da un tipo di veicolo omologato dall’Italia. Nel corso della procedura di mediazione la Commissione ha esaminato con attenzione i risultati delle prove delle emissioni di NOx fornite dall’autorità di omologazione tedesca (Kraftfahrt-Bundesamt), così come le ampie informazioni tecniche fornite dall’Italia sulle strategie di controllo delle emissioni adottate da Fca nel tipo di veicolo in questione.

ASKANEWS | 17-05-2017 14:31

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