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Il vescovo di Monreale dice basta ai boss padrini di battesimo

Mons. Pennisi: Anche le diocesi del nord dovrebbero vigilare

Roma, 17 mar. (askanews) – “Non possono essere ammessi all’incarico di padrini di battesimo e di cresima coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli”: con un decreto, emanato giovedì, l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi recide le possibili connivenze e ambiguità tra la sua diocesi e la criminalità mafiosa. “Era giusto fare chiarezza”, spiega al Corriere della Sera, “a dicembre il figlio di Riina ha fatto il padrino di battesimo a suo nipote e una settimana prima si era cresimato a Padova. Il padrino cristiano dovrebbe essere garante dell’educazione alla fede del bambino: come può esserlo se vive in contrasto con il Vangelo, nella violenza e nella totale obbedienza al dio denaro? C’è una palese incompatibilità su cui è giusto essere chiari”.

“Non si può ignorare che fare il padrino di battesimo o di cresima serve proprio a riacquistare un consenso e un’onorabilità religiosa che il padrino mafioso non merita. Dunque, dobbiamo sempre vigilare, e non solo in una diocesi, come la mia, che è storicamente la culla della mafia, con Corleone, Cinisi, San Giuseppe Jato…”, afferma mons. Pennisi. “Che consiglio darebbe ai suoi confratelli del Nord? “Di studiare, informarsi, non farsi illudere, vigilare sulla delinquenza che si ammanta di religiosità. Mi piacerebbe che il mio decreto facesse riflettere tutti, anche a Milano e a Padova, dove il figlio di Riina, per ottenere la cresima, deve aver seguito anche un iter con dei corsi in parrocchia, eccetera…”.

ASKANEWS | 17-03-2017 08:52

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