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Il patron di Trony Febbraretti già condannato a 3 anni

Inchiesta della Gdf coordinata dal pm Stefano Rocco Fava

Roma, 21 mar. (askanews) – Avrebbero nascosto al fisco e forse dilapidato oltre 9 milioni di euro in poco più di tre anni. Le casse di Trony usate, insomma, per una “evasione senza paragoni”, ironizza una fonte vicina alle indagini. Il gip del tribunale di Roma ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il manager Alessandro Febbraretti e il commercialista Filippo De Angelis di quasi 100 pagine. Ogni fatto viene circostanziato e ricostruito attraverso mandati di pagamento a vuoto e percorsi finanziari fatti fallire.

Del resto – si aggiunge – le accuse di bancarotta fraudolenta fanno seguito al processo sulla evasione fiscale che ha portato, in primo grado, ad una condanna di Febbraretti a 3 anni e 10 mesi di reclusione. L’imprenditore, 51 anni, già nel dicembre era stato arrestato per i guai della “Gruppo Edom spa”, una holding collegata a 14 controllate che gestiva il marchio dei negozi di elettrodomestici e tutti i punti vendita romani. Il pm Stefano Rocco Fava, che ha coordinato gli accertamenti del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, ha ricostruito tutta una serie di distrazioni ed insomma Febbraretti avrebbe anche gonfiato una sfilza di pagamenti e indicato nella dichiarazione dei redditi elementi passivi fittizi.

Altro personaggio della vicenda è De Angelis, alias “Il cigno” e conosciuto anche come “Il banchiere”. In passato chiamato in causa nella maxi inchiesta Mafia Capitale per via di alcune intercettazioni in cui si faceva il suo nome e per l’attività di consulenza che aveva come epicentro San Marino. Nella segnalazione per operazioni sospette della Banca d’Italia che ha dato il via all’inchiesta su Trony c’è anche il suo nome e quello della azienda da lui utilizzata.

I recenti risultati della rogatoria inviata alle autorità di San Marino hanno consentito di provare l’esistenza di operazioni patrimoniali riconducibili proprio a Febbraretti. Inoltre, gli investigatori avrebbero trovato prova di prelievi in contanti (nell’arco di un anno) per tre milioni di euro. Denaro di cui si sarebbe persa traccia.

Secondo le accuse originarie Febbraretti si sarebbe macchiato di “una condotta criminosa non occasionale” nell’ambito di “un sistema illecito ben collaudato”, rappresentato “dall’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse dalla società Gruppo Edom” e dalla “creazione di un numero impressionante di documenti fittizi”.

ASKANEWS | 21-03-2017 12:36

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