,,

Il "disgusto" di Enrico Letta per Renzi

Le frasi del segretario Pd

Roma, 12 lug. (askanews) – Il silenzio è il modo migliore per esprimere il “disgusto” per le parole di Matteo Renzi. Enrico Letta, su twitter, ha commentato così le ricostruzioni del segretario Pd sul cambio della guardia a palazzo Chigi nel 2014. “Reazioni a Renzi? A volte il silenzio esprime meglio il disgusto e mantiene le distanze. Ho deciso di non guardare indietro ma avanti. Non cambio idea”.

In precedenza erano uscite altre anticipazioni del libro di Matteo Renzi dal titolo “Avanti”, in uscita oggi. Al momento – si legge – del passaggio di consegne al governo Enrico Letta entrò “in modalità broncio” e fece la parte “della vittima. Il cambio alla guida del governo sarà descritto da molti osservatori come una oscura manovra di palazzo” ma in realtà, racconta ancora Renzi, “accade semplicemente che il Pd decide di cambiare cavallo” dopo “il voto alle primarie di due milioni di persone e alla luce del sole” perchè “quel governo non si muoveva”.

“La scena del passaggio della campanella – scrive il leader Pd – segna un investimento del premier uscente: fare la parte della vittima funziona sempre in un Paese in cui si ha sempre più simpatia per chi non ce la fa che per chi ci prova. Ci sono intere carriere che vengono costruite sul vittimismo anzichè sul risultato. Peccato che questo accada a spese di uno dei momenti che per definizione devono essere giocati all’insegna del fair play, sempre”.

“Le ricostruzioni – scrive ancora Renzi nel libro – mettono in scena un golpe in piena regola, come se Letta fosse stato usurpato di chissà quale investitura democratica o popolare, quando invece la sua designazione, nel 2013, non era stata decisa da alcun organismo di partito né da un voto popolare: l’unica volta in cui Enrico Letta si era candidato alle primarie, nel 2007, aveva raccolto la miseria dell’11% dei voti. Più o meno la percentuale di Civati qualche anno più tardi”. Nel libro Renzi racconta anche che Letta, come relazione scritta del lavoro, gli consegnò “un foglio scritto a mano in tutta fretta, con alcuni punti appena abbozzati. E’ un fogliaccio che sembra la brutta copia di qualcosa. L’ho tenuto con me per mille giorni, nel cassetto di destra della scrivania. E quando ho lasciato Palazzo Chigi me lo sono portato via, per ricordarmi sempre come non si lasciano le cose”.

Inoltre, sempre nel libro, si apprende da Renzi che passaggio di consegne con Enrico Letta “lascia alla cronaca una mia frase: Enrico, stai sereno. Espressione che adesso non posso più usare con nessuno”, che era “un messaggio affettuoso e rassicurante”.

ASKANEWS | 12-07-2017 18:47

20170712_184700_906671D5.jpg

TAG:

,,,,,,,