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I cristiani d'Oriente, comunità minacciate dall'Egitto alla Siria

La situazione della comunità in 6 Paesi arabi

Roma, 26 mag. (askanews) – I cristiani d’Oriente, le cui radici nella regione mediorientale risalgono ai primi tempi del cristianesimo, sono una minoranza chiamata ad affrontare i rischi per la propria sopravvivenza. Oggi, a un mese esatto dal viaggio del Papa, che ha ribadito nei fatti l’esortazione a non cedere alla paura del terrorismo, un nuovo sanguinoso attentato con almeno 24 morti a Minya, 250 chilometri a Sud del Cairo. Ecco la situazione dei cristiani in Egitto, ma anche Iraq, Siria, Libano, Giordania e nei territori palestinesi occupati da Israele: EGITTO: I cristiani d’Egitto sono i copti, che fanno riferimento alla Chiesa Orotdossa Copta. Costituiscono la più grande comunità cristiana in tutto il Medio Oriente, tra le più antiche. I copti rappresentano il 10% degli oltre 92 milioni di egiziani e sono presenti in tutto il Paese, con le più alte concentrazioni nel centro dell’Egitto. Scarsamente rappresentati nel governo, i copti sono stati a lungo oggetto di violenze, peggiorate da quando sono emerse le organizzazioni jihadiste come il gruppo denominato Stato Islamico (Isis).

IRAQ: I caldei rappresentano la maggior parte dei cristiani in Iraq.

Con più di un milione di fedeli – oltre 600.000 solo a Baghdad – prima della caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, la comunità cristiana è stata ridotta a meno di 350.000 anime. Molti cristiani iracheni sono fuggiti a cause delle violenze che hanno insanguinato il Paese, soprattutto dopo l’offensiva dell’Isis dall’estate del 2014. Qaraqosh, città nella pianura di Ninive ad Est di Mosul, che era il più grande agglomerato cristiana nell’Iraq, è stata ripresa dagli iracheni dopo aver cacciato gli uomini del Califfato nell’ottobre del 2016.

SIRIA: I cristiani siriani rappresentavano tra il 5 e il 9% dei 22 milioni di abitanti del Paese prima della guerra civile scoppiata nella primavera del 2011. La comunità cristiana, tuttavia, si è mantenuta in gran parte fuori dal conflitto, anche se in buona parte tifa per il regime del presidente presidente Bashar al-Assad: e questo per una serie di cause, tra cui la paura dall’estremismo islamista: la minoranza cristiana è stata infatti presa di mira dai jihadisti dell’Isis con rapimenti di massa e distruzione di chiese e luoghi di culto. Secondo il vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo, la metà dei 1,5 milioni di cristiani siriani hanno lasciato il Paese.

LIBANO: I cristiani libanesi, soprattutto maroniti, rappresentano la seconda più grande comunità cristiana in Medio Oriente dopo i copti d’Egitto. Il Libano, dove la costituzione stabilisce la condivisione del potere sulla base di quote assegnate alle varie comunità, è l’unico Paese della regione ad essere tradizionalmente guidato da un presidente cristiano. Dopo l’indipendenza nel 1943, il sistema politico ha garantito una parità assoluta tra musulmani e cristiani.

TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI: In Cisgiordania e a Gerusalemme ci sono circa 50.000 cristiani, per lo più situati a Betlemme e Ramallah. Luogo di nascita di Cristo, secondo la tradizione, A Betlemme i cristiani erano per mezzo secolo la maggioranza degli abitanti salvo poi cederla negli ultimi tempi ai musulmani. Tuttavia, la comunità cristiana ha un ruolo centrale in importanti settori dell’economia palestinese.

Nella Striscia di Gaza, il numero dei cristiani è in costante declino, soprattutto a partire dal 2007 quando il movimento islamico palestinese Hamas ha preso il controllo dell’enclave.

Israele ha circa 160.000 cristiani (2% della popolazione), di cui quasi l’80% appartiene alla minoranza araba.

GIORDANIA: I cristiani costituiscono il 6% della popolazione giordana, stimata in 9,5 milioni. I cristiani occupano in generale posizioni alte sia nelle istituzioni che in campo economico e culturale. Inoltre la costituzione garantisce alla comunità cristiana il diritto di rappresentanza in parlamento.

ASKANEWS | 26-05-2017 14:04

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