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Franceschini a Berlusconi: cambiamo insieme la legge elettorale

"Fi e Pd devono escludere i rapporti con i populisti"

Roma, 9 mag. (askanews) – Un appello a Silvio Berlusconi per lavorare insieme a una nuova legge elettorale. Arriva dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, intervistato dal Corriere della Sera e dal Messaggero: “Vorrei rivolgermi direttamente a Silvio Berlusconi – dice al quotidiano di via Solferino – perché il Pd la sua parte l’ha fatta: con le ali estreme ha chiuso, non punta in futuro a governare con l’area guidata da Fratoianni. Ora tocca a Berlusconi attribuirsi una funzione storica che da tempo gli chiede il Ppe, di cui fa parte.

Lui ha l’occasione di allineare il nostro Paese al resto dell’Europa, dove Fillon non ha appoggiato la Le Pen al ballottaggio, dove la Merkel non si sogna di governare con Afd, dove la May non vuole avere nulla a che fare con Farage. L’Italia non può essere l’unico Paese in cui una forza moderata di centrodestra sta insieme a populisti ed estremisti”.

“Il Paese – sottolinea Franceschini – sta dentro a una bufera.

Siccome Berlusconi è al bivio, siamo tutti al bivio. La sua scelta non riguarderà solo lui, avrà ripercussioni sul sistema politico nazionale ed europeo”. Il Ministro assicura che il suo appello non serve per costruirsi il percorso per diventare il premier di un governo di larghe intese: “Ma che c’entra. Se sostengo che Berlusconi ha l’occasione di far cadere l’ultima anomalia rimasta in Europa, se ritengo che abbia il compito di riaggregare l’area del centrodestra moderato che in questi anni si è divisa e si è sparsa un po’ ovunque, è perché penso in una logica di sistema. E credo che tutti debbano affrontare questo tema, proiettando i propri ragionamenti oltre l’orizzonte del contingente. L’Italia dei prossimi venti anni passa dalle scelte dei prossimi dodici mesi: se non si arriva a questa distinzione tra forze responsabili e forze populiste, ci rimetterà il Paese”.

“Noi, cioè il Pd, e loro, cioè l’area moderata – osserva – resteremo avversari. Altra cosa è avere un pezzo di percorso condiviso” cioè “la scelta condivisa di escludere rapporti con le forze estreme. In tal caso saremo sempre avversari ma il sistema avrà una minore rigidità. Il punto è che in Italia non siamo preparati. Siccome dovremo inevitabilmente ragionare di legge elettorale ci sono modelli che non impongono alleanze innaturali.

Perciò ritengo che il Pd debba impegnarsi per agevolare questo nuovo schema”. Quindi Franceschini fa sapere di non sostenere più il premio alla coalizione: “In politica serve realismo: ho smesso di parlarne dopo la scissione nel Pd. Perché è improbabile che chi è uscito dal partito solo per avversione a Renzi, possa poi stare in una coalizione in cui il candidato premier indicato dal Pd sarà il nuovo segretario, cioè Renzi”.

ASKANEWS | 09-05-2017 09:16

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