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Discorsi corti e tanti complimenti: come gestire Trump all'estero

I consigli sono circolati tra le ambasciate estere a Washington

New York, 20 mag. (askanews) – Che sia un presidente imprevedibile e unico nel suo genere, Donald Trump ne ha dato prova più di una volta. Ma adesso, in occasione del suo primo viaggio all’estero nelle vesti di presidente Usa, c’è tensione tra le delegazioni dei Paesi che visiterà: si interrogano su come meglio comportarsi con l’inquilino della Casa Bianca.

L’obiettivo, naturalmente, è che i loro incontri non degenerino in un disastro diplomatico.

E così le ambasciate estere a Washington si sono scambiate consigli e hanno inviato direttive ai presidenti e ministri dei propri Paesi su come intavolare una conversazione con il presidente americano, la cui forte personalità e poca esperienza politica sono spesso difficili da gestire.

Stando al New York Times, il primo consiglio è essere concisi: no ai monologhi di 30 minuti per un individuo che ha una capacità di concentrazione di 30 secondi, men che meno se l’intervento di un interprete è necessario. E ancora: non aspettarsi che Trump conosca la storia del Paese in cui si trova o eventuali questioni scottanti di politica estera. Serve poi non attaccarsi a qualsiasi cosa che Trump possa aver detto o insinuato durante la campagna elettorale.

E non è finita qui: non devono mancare gli elogi al neo-presidente, a cui i leader non dovranno scordarsi di fare i complimenti per la sua vittoria alle elezioni, ottenuta grazie ai Grandi Elettori (al voto popolare ha avuto di gran lunga la meglio la rivale democratica Hillary Clinton). Vietato poi fare confronti tra lui e Barack Obama, specialmente se quei confronti mettono in buona luce il suo predecessore.

Come spiegato al NY Times da Peter Westmacott, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti: “bisogna tenere a mente che Trump è il tipo di individuo che punta alla vittoria. E ci tiene che in riunioni bilaterali di questo tipo la vittoria sia non solo dell’America, ma anche sua personale”.

Sin dall’inizio del suo mandato, Trump si è dimostrato un interlocutore attivo con i principali leader internazionali. Solo durante i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, ha organizzato 16 incontri con capi di stato esteri e oltre una ottantina di telefonate a 43 leader stranieri.

Fondamentali sono per Trump le interazioni e l’intesa personale.

Per lui, “le relazioni personali sono al primo posto”, ha riferito il primo ministro australiano Malcolm Turnbull dopo aver incontrato il presidente americano a New York. Un approccio, questo, che è sempre stato anche l’elemento chiave nei suoi affari. Ma non è affatto detto che la politica vada gestita come un business.

ASKANEWS | 20-05-2017 08:53

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