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Allarme influenza aviaria e il virus H5N1: quali sono i sintomi e perché l’Oms adesso teme una nuova pandemia

L'allarme sulla diffusione dell’influenza aviara diffusa tra pollame, uccelli e mammiferi è stato lanciato dall'Oms: cosa sappiamo sul virus H5N1

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Proprio adesso che i casi di Covid sono in continuo calo e sono venute meno tutte le restrizioni, c’è un nuovo allarme, confermato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): si tratta dell’influenza aviaria. A preoccupare è l’infezione, causata dai virus responsabili dell’influenza di tipo A tra i polli (da qui il nome ‘aviaria’), ma anche tra uccelli e alcuni mammiferi, come ad esempio i visoni. In realtà, gli esperti temono che la malattia possa riguardare anche l’uomo, come ha detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. A spiegare a Virgilio Notizie di cosa si tratta, come si trasmette e quali sono i rischi è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Smit). Cosa sappiamo sul virus H5N1.

Cos’è l’influenza aviaria

L’influenza aviaria di per sé non è una novità, perché il virus H5N1, responsabile dei contagi, è sempre circolato tra gli uccelli selvatici e quelli domestici o di allevamento, da 20 anni a questa parte.

Ora, però, ad allarmare è il salto di specie, con una diffusione anche tra i mammiferi come visoni, lontre, volpi e leoni marini, e soprattutto la possibile trasmissione da uomo a uomo.

massimo andreoni aviariaFonte foto: ANSA
Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Smit)

L’allarme dell’Oms

L’epidemiologo dell’Oms, Richard Peabody, ha dichiarato di temere che il virus H5N1 acquisisca la capacità di diffondersi da persona a persona, e in maniera sostenuta, provocando una nuova pandemia.

In tal senso, la comunità scientifica sta studiando la sequenza genetica di questi virus al fine di monitorarli e sviluppare anche dei vaccini.

L’intervista a Massimo Andreoni sull’aviaria

Di seguito, l’intervista concessa a Virgilio Notizie da Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali

L’influenza aviaria circola da anni: è la possibile trasmissione da uomo a uomo che preoccupa?

“Esatto, insieme ai numeri che riguardano la mortalità di questo virus. Teniamo presente che anche in passato ci sono stati diversi casi, sia nel mondo che in Italia: il virus H5N1, che ha iniziato a circolare nei primi anni del 2000, è responsabile di oltre mille casi con 500 decessi, dunque ha una mortalità superiore al 50%, per l’esattezza del 53%. È estremamente alta: basti pensare che il Covid l’aveva al di sotto dell’1%”.

Quante possibilità ci sono che possa diventare un virus trasmissibile da uomo a uomo?

“Questo è il punto. Finora non era ancora accaduto, se non in un caso segnalato dall’ England journal of Medicine del 2005, ma mai più confermato e quindi di fatto rimasto come un caso eccezionale di trasmissione diretta interumana. Il salto di specie, il cosiddetto spill over, c’è già stato, ma per lo più i contagi avvengono tra gli uccelli. A preoccupare è proprio il passaggio ai mammiferi, perché potenzialmente diventa più facile quello successivo all’uomo e, infine, da uomo a uomo. Questa prospettiva, che si scongiura, è quella più pericolosa perché darebbe potenzialmente luogo a una pandemia. Per intenderci, con una mortalità del 53% e facendo le debite proporzioni con l’influenza spagnola, si stimerebbero 380 milioni di morti nel mondo, numeri impressionanti”.

Il virus che causa l’influenza aviaria non è uno solo. Si è parlato anche dell’H7N9: che differenza c’è?

“Anche in questo caso si è assistito a un passaggio dall’uccello ai mammiferi e la mortalità è pur sempre elevata, anche se più bassa: si parla di poco meno di 2 mila casi segnalati da circa 15 anni a questa parte, con 700 morti e dunque una percentuale di mortalità del 40%. Ma è giusto ricordare che in genere queste micro-epidemie sono legate alla frequentazione di mercati animali vivi, in cui ci sono molti animali e in particolare uccelli, come accade in Asia. È difficile trovare contesti analoghi in Europa e, in particolare, in Italia, dove non c’è una tradizione di mercati così affollati di animali e, nello specifico, di uccelli.

Quali sono le misure per prevenire rischi di una epidemia su larga scala?

“La prima è il controllo e il monitoraggio stretto di ciò che accade. Ad esempio, quando si trovano volatili morti si deve indagare sulle cause per capire se si tratti di conseguenze della circolazione di virus aviari, specie nei grandi allevamenti. La seconda misura, laddove in un allevamento entri il virus dell’influenza aviaria, è l’abbattimento degli animali infetti. La terza azione necessaria è il controllo di soggetti eventualmente malati, per capire la causa dell’infezione, se si sia trattato di un contagio da uccello a sua volta malato a causa del virus aviario. Va anche detto che comunque oggi disponiamo della tecnologia necessaria a mettere a punto eventuali vaccini in caso di epidemia”.

A livello pratico, a cosa si dovrebbe prestare attenzione? C’è il rischio di contagiarsi, per esempio mangiando carne animale infetta?

“Oltre al naturale accorgimento di non toccare o raccogliere animali selvatici morti o malati, chiariamo che non ci sono rischi nel mangiare carne, per esempio di pollo. I virus che causano l’influenza aviaria sono estremamente termolabili: la cottura li distrugge. Sono virus delle altre vie respiratorie, che vivono dove la temperatura è più bassa del resto del corpo. Maggiori precauzioni vanno riservate ai lavoratori del settore, come veterinari o addetti dei grandi allevamenti, dove il virus può essere trasmesso tramite le secrezioni animali”.

Quai sono i sintomi di un possibile contagio da virus dell’influenza aviaria? Come si distingue da quella comunemente diffusa nella specie umana?

“Clinicamente non ci sono distinzioni, perché i sintomi sono identici (febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari, malessere generale e stanchezza, difficoltà respiratorie fino alla polmonite), ma ciò che deve mettere in allarme è la gravità della malattia, specie nei soggetti più giovani. Ci sono comunque test diagnostici, che possono essere somministrati in casi particolari e selezionati”.

Quando occorre rivolgersi al medico e come si cura l’influenza aviaria?

“In caso, appunto, di particolare gravità è bene rivolgersi al medico prima di andare incontro a una polmonite. I trattamenti disponibili sono quelli dell’influenza stagione, oltre ad alcuni farmaci antivirali come l’oseltamivir o lo zanamivir, per il virus influenzale di tipo A, ma hanno un limite: vanno somministrati entro i primi tre giorni, il che non è sempre possibile. In ogni caso, ripeto, laddove scoppiasse un evento pandemico, oggi sappiamo come comportarci sia per la preparazione di un vaccino, sia nella scelta dei farmaci con cui curare la malattia”.

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aviaria-influenza-virus Fonte foto: ANSA
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