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27enne morto per una meningite fulminante: cos'è come si diffonde e come funziona il vaccino per proteggersi

L’ultimo caso di morte per meningite fulminante riguarda un 27enne che era in vacanza in Toscana per Natale: come funziona il vaccino per proteggersi

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Era arrivato dal Veneto in Toscana per trascorrere le vacanze di Natale, ma a casa non è più tornato. Un 27enne è morto per una meningite fulminante, da cui è stato infettato a Follonica. Inutili i tentativi di cura prima a Massa Marittima, poi a Grosseto, dove era stato trasferito con febbre alta e sintomi di una sepsi in corso, poi risultata fatale. Ma cos’è la meningite, come si trasmette e come si può curare? A rispondere a Virgilio Notizie è l’epidemiologo Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene presso l’Università di Firenze.

Il 27enne morto in Toscana per una meningite fulminante

Originario del Veneto, il ragazzo 27enne aveva scelto Follonica come meta per trascorrere le festività natalizie, per stare insieme alla sua compagna.

In poco tempo si è reso necessario il suo ricovero in ospedale: febbre elevata e malessere crescente hanno portato al suo spostamento in reparto rianimazione, dove è morto il 30 dicembre.

paolo bonanniFonte foto: ANSA
Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene presso l’Università di Firenze

L’intervista a Paolo Bonanni

Il caso del 27enne, solo l’ultimo in ordine di tempo, è avvenuto in Toscana, dove in passato si era registrato un picco di infezioni rispetto alla media nazionale. Come lo spiega?

“I fattori possono essere diversi. È vero che nel 2015/2016 si era verificato un picco epidemico, ma non ci sono motivi scientificamente fondati che facciano pensare che la Toscana sia una zona a rischio. Una spiegazione può essere legata a fattori contingenti, o casuali, ma può influire anche il fatto che in Toscana c’è un sistema di sorveglianza che funziona bene e intercetta i casi. Non dimentichiamoci che le malattie da meningococco sono sottostimate: si ritiene che per ogni caso notificato ce ne siano tre che rimangono non noti”.

Può influire anche la stagione invernale, durante la quale si registrano più casi di malattie di tipo respiratorio?

“Sì, in inverno è purtroppo comune che la meningite rialzi la testa perché, come sempre succede con le patologie batteriche, queste possono essere favorite anche dalle infezioni virali, come per esempio influenza, parainfluenze, virus respiratorio sinciziale o cosi. In inverno sicuramente si trascorre più tempo al chiuso e questo può agevolare la circolazione di virus e batteri. Il raffreddamento, inoltre, favorisce l’attecchimento di questi virus e batteri. Un altro fattore è legato al fatto che le infezioni virali in qualche modo alterano la normale struttura degli epiteli, cioè del tessuto delle vie aeree, che si trova senza difese immunitarie pronte o comunque meno forti in quanto alterato”.

Non stupisce, dunque, che possano aumentare non solo le malattie virali, ma anche quelle batteriche?

“Esatto. È per questo che si esorta a vaccinarsi in autunno, in modo da non farsi cogliere impreparati nel periodo invernale, di massimo rischio per la circolazione di virus e batteri. Purtroppo l’invito alla vaccinazione rimane spesso inascoltato o sottovalutato, salvo poi ricordarsene quando si è nel periodo di picco delle malattie respiratorie. I vaccini, però ci sono e andrebbero utilizzati. A breve arriverà anche quello contro il virus respiratorio sinciziale, che può offrire una protezione indiretta anche contro le meningiti”.

Cos’è la meningite, da cosa è causata?

“La meningite è un’infiammazione delle meningi, che può avere diverse origini. Ne esistono di virali (come quelle causate dal virus della parotite), da funghi o batteriche, ma quasi sempre ci si riferisce a queste ultime che sono quelle più gravi e diffuse. Quelle fulminanti solitamente sono batteriche, che possono essere letali specie in pazienti fortemente immunodepressi o con malattie croniche. Particolarmente a rischio sono i soggetti che non hanno la milza, a causa di un deficit selettivo contro queste malattie, per questo motivo vanno vaccinati. Alcune persone, invece, possono convivere con il batterio responsabile della meningite senza sintomi né complicazioni e il motivo non è ancora noto”.

Quali sono i sintomi e i campanelli d’allarme?

“In genere il sintomo comune è una febbre molto alta, che può accompagnarsi anche a una rigidità della nuca, ma non necessariamente. In qualche caso può esserci anche vomito senza nausea, si parla di vomito cerebrale, ma può essere difficile distinguere la meningite da una brutta influenza. Se capita nei bambini piccoli, come di frequente, è più facile che si ricorra al pronto soccorso, mentre se accade a un adolescente può essere che si aspetti di più e questo potrebbe diventare fatale”.

Spesso colpisce i più giovani, soprattutto i bambini, ma chi sono i più a rischio?

“Sicuramente i bambini, specie molto piccoli, perché non hanno ancora sviluppato una buona immunità. Accade sia per la meningite causata da Haemophilus, sia da pneumococco o meningococco. Un’altra categoria a rischio è quella degli anziani, specie ultra 85enni, che spesso sono interessati da pneumococco. Il meningococco, poi, è particolarmente diffuso tra gli adolescenti, tipicamente nella fascia tra i 18 e i 19 anni, quando molti ragazzi hanno nel naso il batterio responsabile della malattia e lo diffondono, specie se a stretto contatto con altre persone”.

Come si trasmette la meningite, a cosa occorre prestare attenzione?

“La trasmissione è per via aerea, tramite le secrezioni respiratorie e la saliva. Il primo consiglio, se si è affetti da malattie respiratorie, è di stare a casa. È però possibile contagiare anche in fase di incubazione, quando non ci sono ancora sintomi. L’ideale sarebbe di portare mascherine quando si frequentano ambienti chiusi, come mezzi pubblici e locali, anche se mi rendo conto che sia impossibile per un giovane indossare la mascherina in discoteca. Ciò che è assolutamente da evitare, però, è non condividere bicchieri e sigarette”.

Qual è la cura per la meningite?

“Essendo causata da batteri, la meningite si cura generalmente con antibiotici. Purtroppo, se c’è un’evoluzione particolarmente rapida, a volte si arriva tardi sull’infezione. Nel volgere di poche ore si può arrivare alla sepsi e può essere difficile recuperare. Teniamo presente che c’è una letalità dell’8/10%, mentre in un quarto dei casi di coloro che sopravvivono possono esserci conseguenze gravi, come amputazioni gravi o sordità, o cicatrici cutanee, come ricordano alcuni testimonial noti (come Bebe Vio, ndr)”.

Per questo è importante la protezione preventiva, che è rappresentata dalla vaccinazione?

“Sì. Per quanto riguarda il meningococco, esistono 5 ceppi principali: A, B, C, Y e W. Per A, C, Y e W esiste il quadrivalente, somministrato ai neonati, che ha portato a una drastica riduzione dei casi. Per il B si può utilizzare il vaccino apposito, che è disponibile gratuitamente anche per gli adolescenti, anche se non in tutte le Regioni. Con il prossimo aggiornamento del calendario vaccinale, atteso in primavera, dovrebbe essere inserito su tutto il territorio nazionale”.

meningite-vaccino Fonte foto: ANSA
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