Vaccini obbligatori, per il Consiglio Stato è legittimo

Respinta la richiesta di sospensiva di alcuni genitori

Roma, 21 apr. (askanews) – Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da alcuni genitori contro la sentenza 20/17 del Tar del Friuli Venezia Giulia, che aveva confermato la validità della delibera con cui il comune di Trieste aveva introdotto l’obbligo di vaccinazione per l’accesso ai servizi educativi comunali da 0 a 6 anni (nido, scuola materna, spazi gioco, servizi integrativi, sperimentali e ricreativi). Per il Consiglio di Stato l’obbligo di vaccinazione introdotto dal comune di Trieste è dunque legittimo.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato oggi, in sede cautelare, con l’ordinanza n.1662 dopo che la legittimità di tale obbligo era stata contestata da alcuni genitori sulla base del cosiddetto principio di precauzione, non avendo avuto dalle autorità sanitarie una completa informazione sul rapporto costi/benefici delle vaccinazioni (inclusa la possibilità di eseguire preventivi accertamenti sanitari per poter escludere il rischio di reazioni avverse).

Il Consiglio di Stato ha rigettato la domanda cautelare dei ricorrenti (confermando la decisione assunta dal Tar Friuli Venezia Giulia), evidenziando come l’ obbligo di vaccinazione, oltre ad essere coerente con il sistema normativo generale in materia sanitaria e con le esigenze di profilassi imposte dai cambiamenti in atto (minore copertura vaccinale in Europa e aumento dell’esposizione al contatto con soggetti provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti), non si ponga in conflitto con i principi di precauzione e proporzionalità.

In particolare, nell’ordinanza si rileva come il principio di precauzione (secondo cui in presenza di un’alternativa che presenti un rischio per la salute umana non dimostrato ma neppure smentito dal sapere scientifico, il decisore pubblico deve optare per la soluzione che neutralizzi o minimizzi il rischio), in questo caso, opera a tutela della salute pubblica ed in particolare della comunità in età prescolare, prevalendo sulle prerogative sottese alla responsabilità genitoriale.

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