Cassazion dice che l'eccesso di lavoro può essere concausa di morte

Radiologo defunto nel 1998, Asp Enna condannata a risarcire gli eredi

Roma, 17 giu. (askanews) – L’eccesso di lavoro può essere considerato una concausa di morte, e in tal caso il datore di lavoro dovrà risarcire. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, in una sentenza con la quale ha accolto il ricorso presentati da moglie e figlia di un radiologo che, in provincia di Enna, è deceduto per una cardiopatia nel 1998, come scrive il quotidiano “La Sicilia”.

“L’imprenditore – si legge nella sentenza – è tenuto a adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Il radiologo era in forze presso un ospedale dell’Azienda sanitaria provinciale di Enna e secondo quanto sostenuto dai famigliari, e ora riconosciuto dalla Cassazione, le condizioni nelle quali era chiamato a svolgere la sua professione erano “disagiate” e di “superlavoro”, tanto da farle considerare come una concausa del decesso dalla Suprema Corte, che ha reputato anche “irrilevante che il dipendente non si sia lamentato”.

La Cassazione è giunta a tali conclusioni considerando il gran numero di esami effettuati dallo staff di radiologia del quale il defunto faceva parte, nonché la turnazione caratterizzata da un eccesso di “pronta disponibilità” sia diurna, sia notturna.

Perciò, i giudici hanno ritenuto che “un’eventuale predisposizione costituzionale del soggetto… non possa elidere l’incidenza concausale, anche soltanto ingravescente, dei nocivi fattori esterni individuabili in un supermenage fisico e psichico, quale quello documento in atti”.

La Cassazione ha quindi in pratica ribaltato quanto stabilito dalla Corte d’Appello (mentre in primo grado gli eredi avevano avuto sentenza favorevole) passando così in giudicato la condanna al giusto indennizzo da parte dell’Azienda sanitaria provinciale.

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