Ventotene, ritrovate cinque navi romane affondate con un carico prezioso
Anfore, vasellame, oggetti di vetro: un vero museo archeologico sommerso nelle acque pontine. Una scoperta che fa gola a molti...
Pubblicato il 27/07/09 in Scienze e tecnologie|
Tesori romani dai fondali di Ventotene - Guarda la fotogallery
Il ritrovamento dei vascelli è ad opera della soprintendenza per i beni archeologici del Lazio con la fondazione americana Aurora Trust
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Cinque navi di epoca romana (I aC - IV d.C) cariche di centinaia di anfore e vasi sono state ritrovate a grande profondità nel mare di Ventotene. L'eccezionale ritrovamento è avvenuto nell'ambito di una campagna di archeologia subacquea della soprintendenza per i beni archeologici del Lazio con la fondazione americana Aurora Trust.
Anfore e vasi in terracotta - un esercito - giacciono sui fondali sabbiosi al largo dell'isola pontina, addossate tra loro nella stiva delle galee nella stessa posizione in cui si trovavano oltre duemila anni fa al momento di salpare. Alcune di loro contenevano vino, olio e garum - una salsa liquida di interiora di pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento a molti piatti. I restanti carichi portavano altro vasellame, oggetti di vetro, cilindri probabilmente in piombo non ancora identificati e altri oggetti. Gli archeologi del ministero hanno stabilito che le navi romane stavano facendo rotta verso la Spagna e il Nord Africa.
Secondo Annalisa Zavattini, responsabile della soprintendenza Beni Archeologici del Lazio, l'eccezionalità del rinvenimento pone l'isola di Ventotene non solo come un importante crocevia di antiche rotte, ma soprattutto rivela che nelle acque pontine giace un vero museo subacqueo, con infinite possibilità di una sua unica valorizzazione.
La ricchezza dei fondali dell'isola, tuttavia fa gola a molti, soprattutto ai numerosi cacciatori di tesori che abitualmente scandagliano le acque del Mediterraneo. Il ritrovamento dei vascelli romani in condizioni di assoluta integrità è stato possibile grazie al fatto che giacevano a una profondità inaccessibile ai cosiddetti tombaroli del mare, che difficilmente riscono a spingere le proprie ispezioni subacque oltre i 30 metri.
«E' una corsa contro il tempo - sostiene Timmy Gambing, responsabile di Aurora Trust - L'arrivo di nuove tecnologie renderà le immersioni in profondità sempre più accessibili e zone come quella di Ventotene risultano altamente appetibili».
I bottini custoditi dai fondali marini rappresentano una tentazione irresistibile, vuoi per le accreditate società di recupero, vuoi per i nuovi tombaroli del mare (e la quantità di siti internet dedicati al tema conferma la popolarità dell'attività). Basti pensare che nella sola zona di mare tra Gibilterra e il Portogallo hanno fatto naufragio quasi 150 galeoni, un numero che sale a 800 se ci si allontana dalla costa. La prospettiva di facili guadagni e l'intramontabile fascino della caccia al tesoro fanno il resto.
Anfore e vasi in terracotta - un esercito - giacciono sui fondali sabbiosi al largo dell'isola pontina, addossate tra loro nella stiva delle galee nella stessa posizione in cui si trovavano oltre duemila anni fa al momento di salpare. Alcune di loro contenevano vino, olio e garum - una salsa liquida di interiora di pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento a molti piatti. I restanti carichi portavano altro vasellame, oggetti di vetro, cilindri probabilmente in piombo non ancora identificati e altri oggetti. Gli archeologi del ministero hanno stabilito che le navi romane stavano facendo rotta verso la Spagna e il Nord Africa.
Secondo Annalisa Zavattini, responsabile della soprintendenza Beni Archeologici del Lazio, l'eccezionalità del rinvenimento pone l'isola di Ventotene non solo come un importante crocevia di antiche rotte, ma soprattutto rivela che nelle acque pontine giace un vero museo subacqueo, con infinite possibilità di una sua unica valorizzazione.
La ricchezza dei fondali dell'isola, tuttavia fa gola a molti, soprattutto ai numerosi cacciatori di tesori che abitualmente scandagliano le acque del Mediterraneo. Il ritrovamento dei vascelli romani in condizioni di assoluta integrità è stato possibile grazie al fatto che giacevano a una profondità inaccessibile ai cosiddetti tombaroli del mare, che difficilmente riscono a spingere le proprie ispezioni subacque oltre i 30 metri.
«E' una corsa contro il tempo - sostiene Timmy Gambing, responsabile di Aurora Trust - L'arrivo di nuove tecnologie renderà le immersioni in profondità sempre più accessibili e zone come quella di Ventotene risultano altamente appetibili».
I bottini custoditi dai fondali marini rappresentano una tentazione irresistibile, vuoi per le accreditate società di recupero, vuoi per i nuovi tombaroli del mare (e la quantità di siti internet dedicati al tema conferma la popolarità dell'attività). Basti pensare che nella sola zona di mare tra Gibilterra e il Portogallo hanno fatto naufragio quasi 150 galeoni, un numero che sale a 800 se ci si allontana dalla costa. La prospettiva di facili guadagni e l'intramontabile fascino della caccia al tesoro fanno il resto.












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