Ragioni corsare: 'scaricare gratis è giusto'. Intervista a Luca Neri
La sentenza del tribunale svedese sul caso The Pirtate Bay vuole infliggere un duro colpo alla pirateria informatica. Ma due terzi del traffico mondiale internet è costituito da scambi di file. Sono (quasi) tutti criminali? Ne abbiamo parlato con l'autore de "La baia dei pirati"
Pubblicato il 17/04/09 in Scienze e tecnologie|
LEGALITA' E RETE
Lotta al crimine o interessi privati?
Dall'emendamento D'Alia al ddl Carlucci, al comitato tecnico contro la pirateria.
Il libro
La baia dei pirati. Assalto al copyright
Da The Pirate Bay all'Italia: la pirateria diventa atto di disobbedienza civile
approfondimenti
Mentre il tentativo del governo francese di punire chi scarica illegalmente materiale protetto da copyright è stato bocciato in Parlamento, dalla Svezia, l'offensiva alla pirateria informatica mette a segno un duro colpo contro The Pirate Bay, il portale che era diventato un sorta di simbolo del movimento degli internauti a favore del libero download.
Partiamo da un dato reale: il filesharing è ormai un fenomeno di massa. Un recente studio della Cisco rivela che due terzi (2/3!) del traffico internet sono generati oggi da protocolli peer to peer. The Pirate Bay, "il più vasto tracker di BitTorrent al mondo", attualmente sotto processo in Svezia, è uno dei 100 siti più trafficati di internet e nel 2008 ha registrato punte di 25 milioni di utenti che da tutto il mondo, in contemporanea si collegavano al sito. Nel nostro Paese, 1 italiano su 4 cede alla tentazione del p2p, secondo Eurispes).
All'interno di questo inarrestabile torrente di dati scorrono sicuramente distribuzioni Linux, materiali con licenze Creative Commons, video amatoriali e tante altre cose...
Ma sappiamo tutti che buona parte del traffico veicola contenuti protetti dalle leggi sul diritto d'autore. Puntualmente violate da milioni di utenti in tutto il mondo. Pirati? Criminali? Killer dell'industria dello spettacolo?
Ne abbiamo parlato con Luca Neri, giornalista e consulente informatico, autore del libro-inchiesta “La baia dei pirati. Assalto al copyright”. La prospettiva è quella che si leva dalla voce di un'intera generazione di giovani che ha abbracciato la bandiera corsara: i principi su cui si basa il Copyright sono obsoleti, dannosi, incompatibili con il fiorire della libera comunicazione elettronica. Ne consegue che scaricare senza pagare non solo è giusto ma anche necessario per la democrazia.
Il Copyright avrebbe dunque fatto il suo tempo?
Certamente. Tutto sommato è un'invenzione piuttosto recente, un paio di secoli, prima dei quali non possiamo certo negare l'esistenza di arte e di cultura. Nasce con l'avvento, in era industriale, della riproducibilità tecnica delle opere e con l'esigenza di una loro distribuzione più vasta. Qui nasce la necessità di una figura che si ponga come intermediatore tra l'autore e il fruitore, in grado di disporre di notevoli investimenti per rendere accessibile il prodotto fisico dell'opera a una grande pubblico.
Oggi pigiando un bottone posso spedire un file a milioni di persone nel mondo senza spendere un euro.
Partiamo da un dato reale: il filesharing è ormai un fenomeno di massa. Un recente studio della Cisco rivela che due terzi (2/3!) del traffico internet sono generati oggi da protocolli peer to peer. The Pirate Bay, "il più vasto tracker di BitTorrent al mondo", attualmente sotto processo in Svezia, è uno dei 100 siti più trafficati di internet e nel 2008 ha registrato punte di 25 milioni di utenti che da tutto il mondo, in contemporanea si collegavano al sito. Nel nostro Paese, 1 italiano su 4 cede alla tentazione del p2p, secondo Eurispes).
All'interno di questo inarrestabile torrente di dati scorrono sicuramente distribuzioni Linux, materiali con licenze Creative Commons, video amatoriali e tante altre cose...
Ma sappiamo tutti che buona parte del traffico veicola contenuti protetti dalle leggi sul diritto d'autore. Puntualmente violate da milioni di utenti in tutto il mondo. Pirati? Criminali? Killer dell'industria dello spettacolo?
Ne abbiamo parlato con Luca Neri, giornalista e consulente informatico, autore del libro-inchiesta “La baia dei pirati. Assalto al copyright”. La prospettiva è quella che si leva dalla voce di un'intera generazione di giovani che ha abbracciato la bandiera corsara: i principi su cui si basa il Copyright sono obsoleti, dannosi, incompatibili con il fiorire della libera comunicazione elettronica. Ne consegue che scaricare senza pagare non solo è giusto ma anche necessario per la democrazia.
Il Copyright avrebbe dunque fatto il suo tempo?
Certamente. Tutto sommato è un'invenzione piuttosto recente, un paio di secoli, prima dei quali non possiamo certo negare l'esistenza di arte e di cultura. Nasce con l'avvento, in era industriale, della riproducibilità tecnica delle opere e con l'esigenza di una loro distribuzione più vasta. Qui nasce la necessità di una figura che si ponga come intermediatore tra l'autore e il fruitore, in grado di disporre di notevoli investimenti per rendere accessibile il prodotto fisico dell'opera a una grande pubblico.
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