La biblioteca mondiale dell'Unesco è sul web. Capolavori online: no limits
Libri rari, manoscritti e film a portata di mouse. Si aprono sempre più nuove frontiere per la circolazione del sapere. Chi vi si oppone, rischia di combattere una guerra persa in partenza...
Pubblicato il 24/04/09 in Scienze e tecnologie|
WIKIPEDIA
Dietro le quinte della grande enciclopedia del web
Come funziona e chi c'è dietro la straordinaria Wiki?
Ha aperto i battenti (virtuali) la Biblioteca digitale mondiale dell'Unesco (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura), che permetterà di accedere via internet ai grandi tesori letterari conservati nelle più prestigiose biblioteche del pianeta.
Secondo gli ideatori del progetto saranno consultabili gratuitamente - e in parte già lo sono - libri rari, manoscritti, mappe, film e registrazioni sonore e fotografie. Oltre 40 idiomi popoleranno il portale bibliofilo, che offre funzioni di ricerca in sette lingue (inglese, arabo, cinese, spagnolo, francese, portoghese e russo).
Dai documenti conservati nella bilbioteca nazionale della Cina ai manoscritti provenienti dalla Biblioteca nazionale e degli Archivi d'Egitto e un domani, chissà, agli incunaboli del nostro rinascimento.
Documenti introvabili o raggiungibili solo al prezzo di annose ricerche sono ora a portata di mouse e vanno ad aggiungersi agli oltre 1700 classici in lingua italiana, disponibili gratuitamente online grazie al lavoro portato avanti dal 1997 da Progetto Manuzio e ad altri numerosissimi esempi di conoscenza freeware. Capostipite tra tutti, il celebre Project Gutenberg, nato da un'iniziativa avviata da Michael Hart nel 1971, che attualmente conta 28mila libri scaricabili gratuitamente dal sito omonimo.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative che rendono accessibili su internet documenti fin'ora custoditi in remoti archivi. Il Darwin Online Project, ad esempio, ha pubblicato oltre 90.000 pagine web con fotografie, disegni e addirittura manoscritti del teorico dell'evoluzionismo; un paio di anni fa è stato lanciato dalla Biblioteca Leonardiana del comune di Vinci, il progetto E-Leo, un grandioso archivio digitale con oltre 6000 fogli, tra manoscritti e disegni del grande artista; Perseus digital library è un'importante raccolta di testi per lo studio del mondo greco e latino; Bivio nasce dalla collaborazione tra l'Istituto di Studi sul Rinascimento di Firenze e la Normale di Pisa e Harvard, offre testi della cultura umanistico-rinascimentale nelle edizioni e traduzioni più significative.
Insieme ai classici della letteratura, il mondo della cultura elettronica prêt-à-porter spazia dall'arte alla musica, dalla cartografia ai testi scientifici. E accanto ai contenuti si sviluppano servizi e tool per migliorarne la diffusione. E' il caso di Open Alexandria, progetto Liber Liber nato in collaborazione con Wikimedia Italia, per sviluppare una piattaforma open source che aiuti anche chi non è esperto a creare una mediateca. In questo modo libri, musica, film e ogni altra opera dell'intelletto potrà circolare su web in modo molto più semplice, ma soprattutto con formati standard e interoperabili.
E' la globalizzazione del sapere, dicono i più.
All'interno del fenomeno, la parte del leone la fa il controverso file sharing (due terzi del traffico internet, dati Cisco), che alimenta un flusso costante di contenuti digitali, buona parte ascrivibili all'ambito dei prodotti culturali.
Ma quale impatto sociale può avere l'apertura di sempre nuove frontiere per la circolazione del sapere? Secondo Luca Neri, «siamo di fronte a una rivoluzione come è stato per l'avvento della stampa a caratteri mobili a opera di Gutenberg».
Rivoluzione o no, in un contesto del genere appaiono decisamente anacronistiche le misure che mirano a combattere il file sharing, nel nome della tutela del diritto d'autore.
Abbiamo chiesto a Marco Calvo, esperto di telecomunicazioni e presidente di Liber Liber, quale fosse la sua opinione sull'attuale conflitto tra copyright e file sharing: «La violazione delle leggi non deve essere consentita. Su questo non si discute. Ma quando una legge è violata sostanzialmente dalla totalità della popolazione, senza che nessuno di coloro che la violano percepisce il reato, il legislatore qualche dubbio dovrebbe farselo venire. Le leggi devono essere al servizio delle persone, non il contrario. Devono essere scritte tenendo conto degli interessi particolari (della multinazionali, nello specifico) ma anche di quelli generali (della collettività).
Oggi il mercato non opera in modo libero e concorrenziale. Dove con libero non si intende l'assenza di regole, ma regole che impediscono la creazione di cartelli e privilegi».
(l.f.)
Secondo gli ideatori del progetto saranno consultabili gratuitamente - e in parte già lo sono - libri rari, manoscritti, mappe, film e registrazioni sonore e fotografie. Oltre 40 idiomi popoleranno il portale bibliofilo, che offre funzioni di ricerca in sette lingue (inglese, arabo, cinese, spagnolo, francese, portoghese e russo).
Dai documenti conservati nella bilbioteca nazionale della Cina ai manoscritti provenienti dalla Biblioteca nazionale e degli Archivi d'Egitto e un domani, chissà, agli incunaboli del nostro rinascimento.
Documenti introvabili o raggiungibili solo al prezzo di annose ricerche sono ora a portata di mouse e vanno ad aggiungersi agli oltre 1700 classici in lingua italiana, disponibili gratuitamente online grazie al lavoro portato avanti dal 1997 da Progetto Manuzio e ad altri numerosissimi esempi di conoscenza freeware. Capostipite tra tutti, il celebre Project Gutenberg, nato da un'iniziativa avviata da Michael Hart nel 1971, che attualmente conta 28mila libri scaricabili gratuitamente dal sito omonimo.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative che rendono accessibili su internet documenti fin'ora custoditi in remoti archivi. Il Darwin Online Project, ad esempio, ha pubblicato oltre 90.000 pagine web con fotografie, disegni e addirittura manoscritti del teorico dell'evoluzionismo; un paio di anni fa è stato lanciato dalla Biblioteca Leonardiana del comune di Vinci, il progetto E-Leo, un grandioso archivio digitale con oltre 6000 fogli, tra manoscritti e disegni del grande artista; Perseus digital library è un'importante raccolta di testi per lo studio del mondo greco e latino; Bivio nasce dalla collaborazione tra l'Istituto di Studi sul Rinascimento di Firenze e la Normale di Pisa e Harvard, offre testi della cultura umanistico-rinascimentale nelle edizioni e traduzioni più significative.
Insieme ai classici della letteratura, il mondo della cultura elettronica prêt-à-porter spazia dall'arte alla musica, dalla cartografia ai testi scientifici. E accanto ai contenuti si sviluppano servizi e tool per migliorarne la diffusione. E' il caso di Open Alexandria, progetto Liber Liber nato in collaborazione con Wikimedia Italia, per sviluppare una piattaforma open source che aiuti anche chi non è esperto a creare una mediateca. In questo modo libri, musica, film e ogni altra opera dell'intelletto potrà circolare su web in modo molto più semplice, ma soprattutto con formati standard e interoperabili.
E' la globalizzazione del sapere, dicono i più.
All'interno del fenomeno, la parte del leone la fa il controverso file sharing (due terzi del traffico internet, dati Cisco), che alimenta un flusso costante di contenuti digitali, buona parte ascrivibili all'ambito dei prodotti culturali.
Ma quale impatto sociale può avere l'apertura di sempre nuove frontiere per la circolazione del sapere? Secondo Luca Neri, «siamo di fronte a una rivoluzione come è stato per l'avvento della stampa a caratteri mobili a opera di Gutenberg».
Rivoluzione o no, in un contesto del genere appaiono decisamente anacronistiche le misure che mirano a combattere il file sharing, nel nome della tutela del diritto d'autore.
Abbiamo chiesto a Marco Calvo, esperto di telecomunicazioni e presidente di Liber Liber, quale fosse la sua opinione sull'attuale conflitto tra copyright e file sharing: «La violazione delle leggi non deve essere consentita. Su questo non si discute. Ma quando una legge è violata sostanzialmente dalla totalità della popolazione, senza che nessuno di coloro che la violano percepisce il reato, il legislatore qualche dubbio dovrebbe farselo venire. Le leggi devono essere al servizio delle persone, non il contrario. Devono essere scritte tenendo conto degli interessi particolari (della multinazionali, nello specifico) ma anche di quelli generali (della collettività).
Oggi il mercato non opera in modo libero e concorrenziale. Dove con libero non si intende l'assenza di regole, ma regole che impediscono la creazione di cartelli e privilegi».
(l.f.)
















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