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Londra, i fiori per studiare il surriscaldamento globale

Nei Kew Gardens sempre più specie di piante stanno anticipando la fioritura. Alcune diventeranno più comuni, altre decisamente meno

Pubblicato il 28/03/08 in Scienze e tecnologie|TAG: kew gardens, londra, fiori, fioriture, botanica

Calendari sballati, fiori a rischio
Ogni anno milioni di turisti in visita a Londra si recano nei Kew Gardens, i giardini abbozzati nel Seicento e riconosciuti nel 2003 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Gli studiosi di botanica ma soprattutto gli appassionati di fiori possono contare su un’approfondita guida redatta dai giardinieri del Royal Botanic Garden in collaborazione con la Bbc. Peccato che per colpa del surriscaldamento climatico non sia più possibile stabilire quando pianificare le vacanze per godere dei boccioli sul punto di schiudersi. Le fioriture premature ormai si sprecano.

Magnolie, biancospini, pruni e narcisi sono ormai in fiore. Chi pensa che la primavera sia il momento migliore per ammirare il risveglio della natura deve ricredersi e muoversi in anticipo. L’inverno non esiste più; ad aprile è già tempo d’estate. Quelli che all’uomo sembrano piccole variazioni delle temperature, per le piante sono rivoluzioni.

Gli archivi dell’orto botanico di Londra parlano chiaro: il biancospino e il narciso in 50 anni hanno anticipato la loro fioritura di 60 giorni. Il calendario eventi dei Kew Gardens non può più vantare la puntualità britannica. Perfino le manifestazioni hanno dovuto adattarsi e cambiare nome: a maggio non si festeggia più il giorno della campanula, ovvero il bluebell day, ma il bluebell wonder, perché in quel periodo i fiori sono ormai introvabili.

Londra e l’intera Inghilterra potrebbero cambiare aspetto e colori. Meno piante montane e da climi rigidi, più specie mediterranee o addirittura africane. Gli appassionati della nostra cucina potrebbero ad esempio coltivare sui balconi delle piante di rosmarino o di salvia. Ulivi potrebbero spuntare nei giardini, alternati a palme e piante di banane. E c’è già chi pregusta champagne made in England.
 Non c’è di che sorprendersi: in Scozia quest’anno già a febbraio il termometro segnava 11 gradi; i più volenterosi erano pronti a estrarre dal garage biciclette e barbecue. I prati coperti per mesi dalle nevi invernali sembrano ormai un ricordo lontano.


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