Legalità e rete: per chi soffiano i venti di oscurantismo?
Lotta al crimine o interessi privati? Con il ddl Carlucci l'ennesima, controversa, iniziativa sul tema della legalità online
Pubblicato il 11/03/09 in Scienze e tecnologie|
Alessandrio Gilioli (L'Espresso) intervista il Senatore D'Alia
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genio
L'attività dei paladini della legalità della rete, di questi ultimi tempi, sta fervendo come mai prima d'ora. Riassumiamo brevemente le iniziative più eclatanti: la proposta di legge sulla pirateria digitale e l'insediamento del comitato tecnico contro la pirateria digitale; l'approvazione a Palazzo Madama di un emendamento al decreto sicurezza, a firma del Senatore Gianpiero D'Alia, che in sostanza introduce una sorta di filtraggio/censura dei contenuti pubblicati in rete e attribuisce agli intermediari la responsabilità di quel che viene pubblicato; la proposta di legge di Gabriella Carlucci ("Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri") volta ad assicurare la tutela della legalità online con l'istituzione di un Comitato e a introdurre il divieto dell'anonimato in rete.
Ed è proprio l'iniziativa dell'ex soubrette a infiammare in questi giorni il dibattito online. L'autrice, per replicare alle critiche mosse al proprio ddl, spiega che la proposta muove dall'intento di combattere la pedofilia online. «Ma nel testo non c'è traccia di niente del genere. Sembra piuttosto l'ennesimo tentativo del governo di riformare le regole fondamentali di internet. Premurandosi soprattutto di difendere il diritto d'autore» scrive Alessandra Longo su Repubblica.it.
L'inattuabilità del provvedimento (impedire l'anonimato online), illustrata da chi è certamente più esperto nel settore (v. Elvira Berlingieri su Apogeo), riporta alla ribalta l'annoso problema delle inadeguate competenze di chi legifera su una materia così complessa.
E il sospetto che la proposta di legge Carlucci abbia tra le proprie finalità la tutela del diritto d'autore, piuttosto che la lotta alla pedofilia, aggiunge altra benzina sul fuoco: pare infatti che nelle proprietà del file.doc pubblicato sul blog della parlamentare, contenente la proposta di legge, comparisse il nome di Davide Rossi, presidente di Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva), nonché uno dei principali protagonisti nelle lotte contro la pirateria audiovisiva. (Il fatto è ampiamente documentato online).
"Il tema della pirateria costituisce solo una patologia della più ampia materia relativa alla circolazione dei prodotti culturali e dell'informazione in formato digitale. Più in generale, va a toccare il tema dello sviluppo culturale del Paese, con il quale Governo e istituzioni devono per forza confrontarsi". Si legge nella campagna Diritto di Rete avviata da Altroconsumo.
Qualcuno forse ha deciso di prendere troppo alla lettera la celebre affermazione di McLuhan "il medium è il messaggio" (coniata a suffragio di ben altre teorie) e identificando il mezzo di comunicazione con il suo contenuto, decide di colpire il primo al fine di controllare il secondo. Ovvero, si rende responsabile l'intera infrastruttura - la rete e i suoi gestori - per eventuali contenuti ritenuti lesivi.
Sarebbe come, fa notare chi si oppone alla proposta di legge del sen. D'Alia, voler bloccare le Poste Italiane qualora fosse recapitata una cartolina inneggiante un reato, oppure oscurare le linee del gestore telefonico se la comunicazione criminosa avvenisse, ad esempio, via cellulare.
l.f.
Ed è proprio l'iniziativa dell'ex soubrette a infiammare in questi giorni il dibattito online. L'autrice, per replicare alle critiche mosse al proprio ddl, spiega che la proposta muove dall'intento di combattere la pedofilia online. «Ma nel testo non c'è traccia di niente del genere. Sembra piuttosto l'ennesimo tentativo del governo di riformare le regole fondamentali di internet. Premurandosi soprattutto di difendere il diritto d'autore» scrive Alessandra Longo su Repubblica.it.
L'inattuabilità del provvedimento (impedire l'anonimato online), illustrata da chi è certamente più esperto nel settore (v. Elvira Berlingieri su Apogeo), riporta alla ribalta l'annoso problema delle inadeguate competenze di chi legifera su una materia così complessa.
E il sospetto che la proposta di legge Carlucci abbia tra le proprie finalità la tutela del diritto d'autore, piuttosto che la lotta alla pedofilia, aggiunge altra benzina sul fuoco: pare infatti che nelle proprietà del file.doc pubblicato sul blog della parlamentare, contenente la proposta di legge, comparisse il nome di Davide Rossi, presidente di Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva), nonché uno dei principali protagonisti nelle lotte contro la pirateria audiovisiva. (Il fatto è ampiamente documentato online).
"Il tema della pirateria costituisce solo una patologia della più ampia materia relativa alla circolazione dei prodotti culturali e dell'informazione in formato digitale. Più in generale, va a toccare il tema dello sviluppo culturale del Paese, con il quale Governo e istituzioni devono per forza confrontarsi". Si legge nella campagna Diritto di Rete avviata da Altroconsumo.
Qualcuno forse ha deciso di prendere troppo alla lettera la celebre affermazione di McLuhan "il medium è il messaggio" (coniata a suffragio di ben altre teorie) e identificando il mezzo di comunicazione con il suo contenuto, decide di colpire il primo al fine di controllare il secondo. Ovvero, si rende responsabile l'intera infrastruttura - la rete e i suoi gestori - per eventuali contenuti ritenuti lesivi.
Sarebbe come, fa notare chi si oppone alla proposta di legge del sen. D'Alia, voler bloccare le Poste Italiane qualora fosse recapitata una cartolina inneggiante un reato, oppure oscurare le linee del gestore telefonico se la comunicazione criminosa avvenisse, ad esempio, via cellulare.
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