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Guanxi online

La Cina e il Web 2.0

19/09/2007

Un articolo dell’Economist ci racconta lo stato dell’arte, in Cina, del Web 2.0: quel mondo fatto di scambio di file (file sharing), condivisione (social networking), contenuti dal basso e link reciproci che connota ormai gran parte del traffico internet.
Pare sia in corso un vero e proprio boom, con caratteristiche tipicamente cinesi.

Si parte da un dato: il mercato del web nell’Impero di mezzo, così esplosivo fino a poco tempo fa, in questo momento consente meno margini di profitto. Troppi siti, troppi servizi, troppo tutto.
E allora, si ricorre a idee già vincenti in Occidente. Piccole start-up copiano letteralmente il prodotto originale e lo sinizzano. Non si tratta semplicemente di tradurlo in ideogrammi, ma di renderlo accettabile alla censura e di plasmarlo sui gusti dei navigatori cinesi.
Veniamo così a conoscenza di Tudou (”Patata”!) - il “YouTube cinese” - e di Xiaonei - il Facebook dagli occhi a mandorla. Video e siti relazionali la fanno da padroni. Oltre a Tudou, esistono circa 200 imitazioni di YouTube.

Sul piano culturale, la Cina sembra perfettamente predisposta al “web sociale“. Una delle basi della civiltà confuciana è infatti il famoso guanxi, da noi traducibile con “famiglia estesa“. Non si tratta solo dei legami familiari, ma di una vera e propria rete affettiva, di ruolo (non c’è uguaglianza, ma ognuno è conscio della propria posizione gerarchica nella rete), di sostegno economico. E’ mutevole e rigido al tempo stesso: è molto difficile entrarvi, ma quando si è dentro, si è sistemati. E’ rituale, segue regole precise.
Su questa rete si fondano anche i rapporti economici. Chiunque abbia fatto business in Cina è consapevole di quanto le trattative scorrano più facilmente a tavola che negli uffici.
Queste caratteristiche si adattano perfettamente al web 2.0.

I problemi sono molto più materiali. Allo stato attuale, non esiste abbastanza banda per gestire efficientemente lo scambio di informazioni peer-to-peer. Inoltre, esistono difficoltà di comunicazione tra i due principali fornitori di linea fissa: China Telecom e China Netcom.
A queste difficoltà, alcuni operatori hanno risposto con un mirror del sito originale: uno per una rete, uno per l’altra.

Alcune start-up cercano ora clienti stranieri che vogliano creare la versione cinese del proprio social-sito.
E’ l’esempio di Wealink - il Linkedin del Dragone, con circa 1milione e 200mila utenti - che ha suscitato l’interesse dell’antesignano occidentale. Si vocifera di un futuro accordo.

Per seguire l’evoluzione del Web 2.0 nel Celeste Impero, ecco intanto China Web2.0 Review, “Next Generation Web in China”.

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