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Global warming. Un errore puntare sui biocarburanti

Il rischio è quello di dare il via a massicce deforestazioni nei paesi in via di sviluppo. Con il risultato di fare crescere le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera. La denuncia da uno studio inglese

24/08/2007Il maggiore utilizzo di biocarburante per combattere il cambiamento climatico potrebbe causare un incremento di gas serra da 2 a 9 volte superiore a quello provocato dai carburanti di origine fossile.
E’ questa la conclusione di uno studio inglese realizzato dalla World Land Trust insieme all’università di Leeds.
Secondo gli studiosi britannici il rischio è quello di ricorrere a massicce deforestazioni, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, per fare spazio a nuove superfici coltivabili.
E il taglio indiscriminato produrrebbe, attraverso i processi chimici di decomposizione, un immediato rilascio in atmosfera di anidride carbonica, senza contare i danni irreversibili all’ambiente.
A detta di Renton Righelato, uno degli autori della ricerca, “si sta imboccano la strada del biocarburante senza comprendere quali sono le reali conseguenze”.

Lo studio britannico è il primo che analizza l’impatto dei cosiddetti carburanti ecologici sull’emissione di gas serra, valutando l’intera filiera produttiva. Dalla piantumazione all’estrazione, fino alla conversione in carburante.

In Europa sarebbe necessario il 40% delle terre agricole per fare fronte al 10% del fabbisogno energetico con combustibili verdi.
Il ricorso allo sfruttamento delle superfici forestali dei paesi in via di sviluppo diventerebbe una scelta obbligata.

“Il biocarburante come soluzione al cambio climatico è una soluzione solo se vista nella prospettiva dei paesi occidentali”, sostiene il co-autore dello studio DominickSpracklen dell’univesità di Leeds, “ma globalmente è in grado di far crescere le emissioni di anidride carbonica. Brasile, Paraguay, Indonesia hanno già in programma devastanti programmi di deforestazione per far fronte alla crescente domanda mondiale di biocarburante”.


Secondo i ricercatori la strada da seguire sarebbe quella del miglioramento dell’efficienza energetica del carburanti tradizionali, oltre che quella delle energie rinnovabili.


Fabio Cavallotti


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