Dopo il quorum raggiunto al referendum e la vittoria dei quattro sì, il governo finisce sul banco degli imputati. L'opposizione ha chiesto, compatta, dal Pd all'Udc, a Sel passando per l'Idv, le dimissioni del premier Silvio Berlusconi e il ritorno alle urne. Il presidente del Consiglio ha assicurato che la volontà degli italiani sarà ascoltata ma tiene duro su un punto: perdere il referendum non significa perdere il governo. Una crisi "difficile" per il ministro Roberto Maroni, che comunque ha votato per i referendum sull'acqua, nonostante le indicazioni all'astensione date da Berlusconi e Bossi. "Il governo deve avere il coraggio di fare scelte popolari o impopolari, ma che vadano nella direzione giusta", ha detto il ministro dell'Interno a Varese. "Confermo questa mia convinzione - ha aggiunto - è il modo migliore per uscire da questa situazione difficile per noi".
Intanto il Pdl, a poche ore dalla batosta referendaria, si scopre ancora più fragile e nel partito si è già aperta la riflessione sul dopo Berlusconi. Nessuno, ufficialmente, ha messo in discussione il ruolo del leader. Qualche appunto lo ha mosso Claudio Scajola, qualcosa prova a dirla Gianni Alemanno, controcorrente ma senza seguito prova a scuoterlo Giuliano Ferrara. Ma è in privato che da big del partito fino all'ultimo dei deputati, tutti si interrogano sul futuro. Un'occasione per farlo ci sarà nel corso del Consiglio nazionale convocato fra tre settimane per sancire l'ascesa di Angelino Alfano a segretario del Pdl.
Pochi ritengono che la legislatura possa durare fino al 2013, quasi tutti ritengono più probabile che alle urne si possa tornare nel 2012. Scajola, che da tempo contesta lo stato maggiore che ha guidato il Pdl negli ultimi tre anni, ha chiesto una riflessione, invitando a cogliere il segnale di disagio verso l'esecutivo. Alemanno, dal canto suo, ha chiesto al centrodestra di non minimizzare il risultato. Il sindaco di Roma, tra l'altro, stringe sempre di più i rapporti con Renata Polverini, altra eterodossa del centrodestra. Un consigliere e amico del premier come Ferrara - infine - ha criticato l'immobilismo berlusconiano e si è detto "in profondo e radicale dissenso" con la linea scelta dal Cavaliere e dai suoi dirigenti: "Si deve cambiare la forma stessa del berlusconismo per costruire un compimento del berlusconismo che sia poi anche un superamento".
Il Pdl guarda al futuro e si interroga, insomma, anche sul ruolo di Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia ieri ha incontrato Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle per il programma e lo stato di avanzamento del progetto ferroviario di Ntv. Proprio l'ex leader di Confindustria è osservato con attenzione sia dal Pdl che dal Terzo Polo. Rumors raccolti a Montecitorio riferiscono di un imminente appello di Montezemolo, un invito a tutte le forze responsabili per far ripartire il Paese. Si tratterebbe di una sorta di chiamata per un'alleanza di forze responsabili. Ma questi rumors non trovano riscontro in fonti vicine all'ex numero uno della Ferrari.