La Consulta boccia il Lodo Alfano
Ritenuto illegittimo il provvedimento che rende immuni le quattro più alte cariche istituzionali. Violato l'articolo 3, quello dell'uguaglianza davanti alla legge
Pubblicato il 07/10/09 da ApCom in Politica|
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Ultimissime
La Consulta, a maggioranza, ha bocciato il lodo Alfano. Il provvedimento sulla immunità delle quattro più alte cariche istituzionali è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo. Secondo la decisione, sarebbe servita una legge costituzionale e non ordinaria. E' stato violato anche l'articolo 3 della Carta, quello che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
L'ARRINGA DI GHEDINI
"La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione". Così nella mattinata di ieri Nicolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi e parlamentare, ha difeso il Lodo Alfano di fronte ai 15 giudici. "Con legge ordinaria - ha aggiunto Ghedini prima di lanciarsi in una lunga arringa tecnica - abbiamo costruito un edificio costituzionalmente resistente". Per Gaetano Pecorella "con l'attuale legge elettorale il presidente del Consiglio non è più un primus inter pares tra i ministri ma riceve un'investitura direttamente dal popolo: per questo può godere di prerogative e tutele diverse rispetto ai ministri". La Corte costituzionale ha deciso di dichiarare "inammissibile" la richiesta di costituirsi in giudizio avanzata dalla Procura di Milano nell'udienza sul Lodo Alfano. I giudici hanno preso questa decisione dopo un Camera di consiglio durata circa 30 minuti. L'udienza ha preso il via con un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Messina. La corte è al plenum, sono presenti i 15 giudici.
LA CONSULTA
La Consulta è composta per un terzo da giudici nominati dal Capo dello Stato, per un altro terzo da giudici provenienti dalle alte Corti (Cassazione, Consiglio di Stato e Corte deiConti) e per un’altra parte dal Parlamento. Due giudici, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, parteciparono la scorsa estate a una cena con il premier Silvio Berlusconi e il Guardasigilli Angelino Alfano che fece molto discutere.
La Corte bocciò nel 2004 il Lodo Schifani per incostituzionalità. La "nuova versione" voluta dal governo ha cercato di correggere gli elementi di incostituzionalità rilevati. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano motivò il suo via libera alla legge dicendo che essa corrispondeva “ai rilievi formulati nella sentenza” della Consulta sul Lodo Schifani
IL LODO ALFANO
Riguarda quattro figure istituzionali e non più cinque: è stato escluso il Presidente delle Corte Costituzionale perché la sua non è una carica elettiva. La sospensione dei processi "opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura". Insomma la sospensione può durare al massimo il periodo di una legislatura (5 anni, salvo lezioni anticipate). Nel lodo Schifani poteva essere prorogata senza limiti fin quando l'imputato deteneva una delle cinque cariche previste. L'imputato può rinunciare alla sospensione. Prima agiva d'ufficio. Sono compresi anche i cosiddetti reati "extrafunzionali", cioè quelli non collegati alla funzione istituzionale. Cioè i reati comuni (truffa, furto, omicidio ecc.), anche commessi prima di assumere la carica. In questo non c'è differenza rispetto alla formulazione precedente. (Apcom)



















