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La riscossa dei portaborse

La sentenza Carlucci riporta alla ribalta lo scandalo dei 'portaborse'. Chi sono, cosa fanno e soprattutto, come porre fine alla piaga dei collaboratori in nero?

Pubblicato il 16/10/09 in Politica|TAG: assistente parlamentare, portaborse, carlucci, lavoro nero

Gabriella Carlucci pochi giorni fa è stata condannata a risarcire una propria collaboratrice che le faceva da assistente personale, poiché quest'ultima veniva pagata in nero. La deputata del PdL dovrà versare 10.170 euro e 39 centesimi più interessi a Celestina, che per quasi due anni, dal luglio 2004 al giugno 2006, aveva lavorato nella segreteria dell'ex conduttrice televisiva.

L'ultimo scandalo dei "portaborse" impegnati Palazzo senza contributi previdenziali né contratto, scoppiò nel marzo del 2007, in occasione di una puntata de Le Iene: il servizio svelò che soltanto 54 fra i 683 collaboratori dei 630 deputati con in tasca il tesserino per accedere alla Camera erano in regola. Vale a dire che il 92% dei nostri Deputati si avvaleva di assistenti "irregolari". (...Tanto per dare il buon esempio al Paese...).

A distanza di due anni, i collaboratori in regola erano arrivati al numero di 194, su un totale di 516. Il giro di vite scatta lo scorso luglio, quando il presidente della Camera, Gianfranco Fini, stabilisce che i battenti del Palazzo possono essere aperti solo per gli assistenti in regola. Ma i "collaboratori parlamentari a titolo non oneroso" o coloro il cui servizio è assimilato nel "tirocinio formativo" sono ancora molti.

Quanto guadagnano
In Italia, ogni mese, il parlamentare riceve più di quattromila euro - 4.190 per la Camera, 4.678 per il Senato - destinati a "spese di segreteria". Un'indennità forfettaria, che non richiede giustificativi di spesa. La soluzione da adottare è il modello europeo. A Bruxelles, i fondi che in Italia vengono erogati senza alcuna rendicontazione dalle Camere al deputato per la segreteria sono vincolati a un regolare contratto di lavoro: è il Parlamento europeo a pagare direttamente l'assistente assunto dall'eurodeputato. E' quanto propongono entrambi gli organismi che riuniscono i collaboratori parlamentari, Ancoparl (Associazione Nazionale Collaboratori Parlamentari) e Co.co.parl (Coordinamento dei Collaboratori Parlamentari). «La sentenza comminata all'on.Gabriella Carlucci - commenta Francesco Comellini, presidente di Ancoparl - è per noi una pietra miliare e attesta come la dove il legislatore fallisce o non adempie al suo mandato... interviene il giudice a colmare il vuoto legislativo».

L'identikit
Parlando con Alice Scolamacchia, 35 anni, da quasi 7 impegnata a Montecitorio in qualità assistente parlamentare, ci si rende conto di quanto sia ingeneroso il termine "portaborse". Attualmente Alice - che tiene a specificare di essere, da quando ha cominciato, regolarmente assunta con "contratti a progetto" - lavora con i deputati di quattro diversi commissioni (Trasporti, Cultura, Lavoro e Bilancio e tesoro). Alcuni giorni fissi alla Camera e reperibilità ogni volta che serve. «Il lavoro è molto vario - racconta Alice - ci occupiamo dell'agenda del Deputato, seguiamo la materia in esame alla Commissione, evadiamo la corrispondenza, conduciamo le ricerche per supportare le interrogazioni parlamentari, spesso fungiamo da trait d'union tra i cittadini e il parlamentare, prenotiamo biglietti d'aereo...» Caffé e babà, regali per i partner sono inclusi? «Personalmente non ho mai provveduto, ma c'è la possibilità che alcuni Deputati chiedano ai loro collaboratori di occuparsi anche di questo».

Se si escludono i collegi "storici" con i deputati "storici", l'incarico dura solitamente il tempo di una legislatura, ma chi impara bene a muoversi nel Palazzo - e non è semplice, puntualizza Alice - può inviare il proprio cv e sperare di proseguire l'incarico con nuovi parlamentari. «Ciò che caratterizza il lavoro più di ogni altra cosa è il rapporto fiduciario che si instaura con il deputato, si diventa depositari della vita pubblica e privata di quella persona. Poi sono richieste disponibilità, flessibilità di orario e buone dosi di pazienza. Per me è importante anche condividere le scelte del partito, altrimenti mi sentirei meno motivata». (L.F.)

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