Il Pd chiede la sfiducia, Calderoli: No a premier diverso da Berlusconi
Presentata la mozione contro il governo. Casini non crede alla crisi pilotata e ha detto: Il presidente del Consiglio non c'è più. Il Pdl, invece, ha presentato testo mozione di sostegno all'esecutivo
Pubblicato il 12/11/10 in Politica|
SONDAGGIO
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La crisi della maggioranza si appresta ad arrivare ufficilmente in parlamento. Pd e Idv hanno presentato ufficilmente una mozione di sfiducia nei confronti del governo che sarà votata con ogni probabilità dopo l'approvazione della finanziaria. Intanto il gruppo PdL al Senato ha presentato a sua volta un testo a sostegno dell'azione dell'esecutivo. Dalla Lega il ministro Roberto Calderoli ha nel frattempo messo in guardia che "nessuno pensa o ha mai pensato, come soluzione alla crisi, a maggioranze diverse da quelle uscite dalle urne nell`aprile del 2008 o a governi non presieduti da Silvio Berlusconi". Calderoli ha poi spiegato che "chi sostiene che l'incontro tra Umberto Bossi e Gianfranco Fini sia stato un fallimento non sa neppure di cosa sta parlando".
Italo Bocchino, capogruppo Fli alla Camera, lo ha annunciato ad Annozero: "Finora i nostri ministri non si sono dimessi per garbo istituzionale, Berlusconi è in Corea", ma "lunedì troverà sulla scrivania le dimissioni dei nostri membri del governo". Futuro e libertà, ha ribadito Bocchino, chiede "un nuovo programma, una nuova maggioranza allargata e una terza compagine governativa. Solo dopo aver valutato queste questioni si deciderà chi deve fare il presidente del Consiglio, che ora è l'ultimo dei problemi". E ha aggiunto che "se la prossima settimana ci sarà un voto di fiducia sulla manovra non parteciperemo al voto", spiegando che in questo modo Futuro e libertà intende consentire il via libera della Finanziaria, come chiesto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dando però un segnale a Berlusconi sulla evidente fine della maggioranza e le conseguenti necessarie dimissioni.
Dal canto suo, il premier a Seul per il G20 si è sottratto alle domande dei giornalisti italiani partendo con due ore di anticipo sul programma. Ha infatti lasciato il consesso internazionale evitando la conferenza stampa conclusiva. E Berlusconi dalla capitale sudcoreana aveva ribadito: "Non mi dimetto, i finiani mi sfiducino".
Sulle sorti del governo si è espresso anche il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che non crede alla crisi pilotata. "Non mi sembra nel novero delle possibilità - ha detto il leader centrista, che ha aggiunto - il governo non c'è più, il presidente del Consiglio non c'è più". (Apcom)











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