Pdl in crisi, Bocchino: "Io epurato da Berlusconi". Il premier: "Tradito"
L'esponente finiano ha ufficializzato le dimissioni: "Il Cavaliere voleva la mia testa". Ma nessuna scissione. E il presidente del Consiglio su Fini: "Poteva essere il mio erede"
Pubblicato il 29/04/10 da ApCom in Politica|
E' stata revocata l'assemblea dei deputati del Pdl convocata per questa mattina che avrebbe dovuto discutere sul caso del vicecapogruppo vicario, il finiano Italo Bocchino. Oggi, infatti, le sue dimissioni dall'incarico sono diventate definitive. "E' evidente il tentativo di Berlusconi in prima persona di arrivare a una epurazione mia per colpire l'area a me vicina", ha detto Bocchino, spiegando la sua decisione. "Essendoci stata una direttiva personale di Berlusconi - ha aggiunto - ho confermato le mie dimissioni per far comprendere che il nostro è un problema politico e non di posti".
Non c'è nessuna scissione, ma l'intenzione di "contrastare il centralismo carismatico che oggi dà nuova prova della sua esistenza", ha aggiunto Bocchino. "Non esiste un solo partito democratico nel mondo occidentale in cui possa accadere quello che è accaduto. Possono toglierci tutti i posti di responsabilità che abbiamo - ha concluso - ma continueremo a combattere la nostra battaglia dall'interno".
PREMIER: "FINI ERA IL MIO EREDE, MI HA TRADITO"
"Poteva essere il mio erede e invece mi ha tradito e si è messo a fare gli sgambetti". Così, incontrando alcuni senatori ieri a cena a palazzo Grazioli, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è sfogato a proposito dei suoi rapporti con Gianfranco Fini.
LA RICOSTRUZIONE DELLA CENA A PALAZZO GRAZIOLI
Quanto alla cena di ieri sera con i senatori, Berlusconi si è detto convinto che dietro allo scontro con Fini ci sia una "strategia" e che il suo obiettivo sia ancora di creare dei gruppi autonomi "come aveva detto nel nostro colloquio davanti a Gianni Letta salvo poi smentirlo pubblicamente".
Secondo quanto viene riferito, Berlusconi avrebbe anche ricordato come in quel famoso pranzo a Montecitorio, Fini si fosse detto pentito di aver fatto il Pdl. Scelta che, sempre secondo il ragionamento svolto dal Cavaliere, il presidente della Camera fece soltanto perché aveva timore di un esito elettorale sfavorevole se si fosse presentato alle politiche del 2008 con Alleanza nazionale. A questo punto il premier, viene riferito ancora da alcuni partecipanti all'incontro, è convinto che Fini vada in giro a giurare lealtà verso il partito e negare scissioni soltanto per prendere tempo: se non ha già fatto i gruppi autonomi, è la convinzione di Berlusconi, è solo perché si è accorto di non avere abbastanza forze per seguirlo. Ma quello che vuole è tornare in proprio, magari incrociando nel suo percorso Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli. (Apcom)
















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