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Riad e Mosca contro l'Onu mentre i tank siriani rastrellano Homs

Obama: questo bagno di sangue che deve finire. Le truppe di Assad si stanno ammassando intorno a Homs

Roma, 10 feb. (TMNews) - Adesso è l'Onu che rischia nella sanguinosa crisi siriana. L'Arabia Saudita, da un parte, ha messo sotto accusa la sua inerzia diplomatica, ma dall'altra è stata Mosca a puntare il dito contro il Palazzo di Vetro per una ragione esattamente contraria, ovvero una politica giudicata interventista. Intanto ad Homs i carri armati dell'esercito fedele al presidente Assad hanno attaccato un quartiere della città ribelle, mentre i soldati hanno effettuato rastrellamenti casa per casa.

Il re saudita Abdullah ha affermato che la fiducia nell'Onu si è "incrinata" dopo il veto di Russia e Cina all'adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza di condanna della repressione delle manifestazioni di protesta in corso in Siria. "Ciò che è accaduto (al Consiglio di sicurezza) non lascia presagire nulla di buono. La fiducia nelle Nazioni Unite si è certamente incrinata", ha detto il sovrano saudita.

Molto più dura la posizione presa dalla Russia che ha accusato l'Occidente di complicità nell'aggravamento della crisi. Un intervento internazionale in Siria "metterebbe a repentaglio la stabilità mondiale e minerebbe le stesse basi dello Statuto Onu", svuotandolo di ogni efficacia.Il monito è arrivato dal ministro degli Esteri Sergey Lavrov, che ha rilanciato la ferma opposizione russa a qualsiasi ingerenza esterna nella crisi siriana.

L'Occidente, ha detto il ministro degli Esteri di Mosca Sergei Riabkov con il sostegno che offre all'opposizione al regime siriano, si è reso complice dell'aggravamento della crisi nel paese e gli oppositori di Bashar al Assad d'ora in poi saranno responsabili di nuovi "spargimenti di sangue". "Gli stati occidentali, incitando gli oppositori siriani ad iniziative intransigenti. Sono complici dell'aggravamento della crisi" ha detto Riabkov, aggiungendo che "la responsabilità di cercare una soluzione per fermare lo spargimento di sangue poggia sull'opposizione" che rifiuta di trattare con il potere.

Oltre 80 persone sono state uccise ieri in Siria, la gran parte delle quali a Homs, nel Centro del Paese. Un bagno di sangue compiuto dalle forze di Bashar al-Assad che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha condannato duramente, al termine del suo incontro alla Casa Bianca con il presidente del Consiglio Mario Monti. Vogliamo che "questo bagno di sangue finisca", ha detto Obama nel corso di una conferenza stampa congiunta, e che "ci sia una transizione dal governo attuale (di Assad), che non ha fatto altro che assaltare i suoi cittadini".


Pubblicato il 10/02/12 da TMNews in Esteri| TAGS: roma
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