Roma, 17 mag. (TMNews) - Governo battuto nell'Aula della Camera per tre voti su un ordine del giorno dell'Idv alla ratifica della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo. E' la quinta volta oggi che l'esecutivo va sotto alla prima prova parlamentare dopo le elezioni amministrative. La maggioranza era andata sotto già stamattina per ben quattro volte. A pesare sul voto è stata l'assenza dei 12 deputati Responsabili. Una tegola che cade nelle stesse ore in cui a palazzo Grazioli il premier sta cercando di trovare una soluzione per evitare la sconfitta di Letizia Moratti al secondo turno delle comunali milanesi. La parola d'ordine è: tutti compatti a sostegno di Letizia Moratti. "Non fatevi illusioni", ha detto, però, Umberto Bossi rispondendo così ai cronisti che gli chiedevano se ci saranno conseguenze sul governo in caso di sconfitta al ballottaggio di Milano. "Di certo non ci faremo trascinare a fondo" dal Pdl, ha spiegato Bossi alla domanda se mollerebbe il partito del premier, e tuttavia ha aggiunto: "Comunque non perdiamo al ballottaggio di Milano".
Ma il presidente del Consiglio è consapevole che nel partito c'è pessimismo sul ballotaggio: abbiamo di fronte un'impresa - è stato il suo ragionamento ai big del partito riuniti in serata a palazzo Grazioli - ma possiamo vincerla, bisogna rimboccarsi le maniche. Intanto si lavora alle alleanze: si guarda all'Udc ma anche ai delusi di Fli. Nel Pdl il timore è che una sconfitta a Milano possa mettere in crisi l'asse con la lega anche se il ministro dell'Interno Maroni ha negato le voci secondo cui Umberto Bossi avrebbe "minacciato" Berlusconi che se il centrosinistra vincesse a Milano si aprirebbe la crisi di governo. Nel frattempo alla Camera si sono riuniti i vertici del Terzo polo per decidere la strategia de seguire per i ballottaggi. Casini, Fini e Rutelli hanno convocato a Montecitorio i candidati sindaco di Napoli e Milano, rimasti esclusi dal secondo turno, insieme ai rispettivi dirigenti nazionali.
A proposito dell'assenza dei Responsabili, che ha causato lo sgambetto al governo nelle votazioni di oggi, il deputato Arturo Iannaccone ha reso noto che "pur essendo giunto in orario a Montecitorio non ha partecipato alle votazioni unicamente perché gli addetti al parcheggio della Camera gli hanno impedito di sostare la sua autovettura a causa del sovraffollamento del parcheggio stesso".
E intanto in molti hanno puntato il dito contro Daniela Santanché che avrebbe spinto per l'attacco frontale a Pisapia. "Sono una pasionaria", ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio al Corriere della Sera, "non mi piacciono gli avvoltoi, gli ingenerosi, chi critica e non lavora".
Il premier lo dice anche per farsi forza, fa fatica a riprendersi dalla batosta subita nella sua città: dalle scarse preferenze incamerate ancor più che dalle esigue percentuali raccolte dalla Moratti rispetto allo sfidante Pisapia. Berlusconi è consapevole che perdere a Milano, ma anche a Napoli, sarebbe devastante per il governo. Impostare la prima tranche della sfida in un referendum pro o contro se stesso si è rivelato un boomerang per il premier che ora è tentato dal rimanere un po più defilato in questa seconda parte di campagna elettorale.
Ai pochi intimi con cui si è lasciato andare, il presidente del Consiglio ha manifestato il suo umor nero per la piega che ha preso il voto, sorpresa e delusione più ancora che rabbia, al punto da dire di aver poca voglia di metterci ancora la faccia: un modo per cercare di salvare il salvabile, ossia se stesso. A meno che, avrebbe spiegato il premier, i sondaggi non diano il segnale di una tendenza favorevole.
Anche di questo il Cavaliere ha parlato nell'incontro avuto ieri in aeroporto con Letizia Moratti. Insieme si è deciso che la campagna sarà basata sul territorio, che non si punterà più sul passato di Pisapia, quanto sul motto "non si può lasciare Milano ai centri sociali".
Non solo il capoluogo lombardo impensierisce la maggioranza. A Napoli la partita viene considerata tutta in salita, una eventuale vittoria di De Magistris semina il panico a palazzo Grazioli. Anche qui lo slogan è pronto: "Non lasciamo la città in mano a un magistrato che ha rovinato la gente".