Petrolio, risorse sempre più scarse
Si avvicina il picco della produzione dei combustibili fossili

Sulle cause dell’inarrestabile crescita dei prezzi del petrolio, le spiegazioni ufficiali – in gran parte di fonte governativa e politica – hanno puntato l’indice su fantomatiche speculazione finanziarie.
Lo ha fatto il presidente del consiglio, Romano Prodi e, più recentemente, l’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio.
Eppure la ragione è nota a tutti. Ed è agganciata alla nota legge economica della domanda e dell’offerta. Ovvero la crescita esponenziale della domanda – complice lo sviluppo delle economie asiatiche – e la contemporanea certezza che si stiamo avvicinando al picco del petrolio – nel senso che l’offerta non potrà più crescere – stanno facendo salire il prezzo del greggio.
Il fulcro del problema petrolio è tutto qui. Nella sua semplicità e drammaticità. Una questione riassumibile in una domanda: il petrolio sta per finire? E capovolgendo la prospettiva temporale: quanto tempo ci rimane prima che i combustibili fossili si esauriscano per sempre?
Sul tema è stato recentemente pubblicato sul Limes un interessante studio di Antonio Zecca e Cristian Zulberti (“Cambiare testa è possibile, anzi inevitabile”, Limes n. 6/2007). Secondo i due studiosi il picco sarà raggiunto verso il 2012. Domani.
Gli autori sono giunti a questa conclusione utilizzando, in maniera ragionata, le stime sulle riserve fornite sia da agenzia “politiche” (ovvero Iea, Eia, Usgs e Opec) sia di quelle indipendenti (Aspo).
Per la coppia Zecca, Zulberti, la crisi interessa tutte le fonti energetiche non rinnovabili, dal petrolio al gas, dal carbone all’uranio. Il massimo della loro produzione è stato calcolato verso il 2025.
Quello dello rapido deterioramento delle risorse di greggio è un tema caro dell’Aspo, un'associazione che raggruppa scienziati e ricercatori impegnati sulla questione dell'esaurimento delle risorse. Il fondatore, il geologo Colin Campbell, in un famoso articolo, pubblicato nel 1998 su Scientific American e tradotto in italiano da Le Scienze con il titolo “La fine del petrolio a buon mercato”, prevedeva il picco di produzione intorno al 2006. Tempo massimo già superato, dunque. L’escalation dei prezzi sembrerebbe avallare l’ipotesi. E, come vedremo, in parte confermata anche dalle agenzie governative, storicamente critiche circa i proclami su una vicina fine dell’età del greggio.
Tutti questi, che potremmo chiamare i “pessimisti” o i “realisti”, dipende dai punti di vista, fanno riferimento alla cosiddetta curva di Hubbert. Un modello di previsione matematica che raffigura l’andamento della produzione come una curva a forma di campana dove la produzione aumenta rapidamente sino a raggiungere il suo massimo e altrettanto rapidamente declina. Il corollario è che la rapidità del declino renderebbe impossibile la sostituzione con altre fonti, producendo effetti catastrofici.
Lo ha fatto il presidente del consiglio, Romano Prodi e, più recentemente, l’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio.
Eppure la ragione è nota a tutti. Ed è agganciata alla nota legge economica della domanda e dell’offerta. Ovvero la crescita esponenziale della domanda – complice lo sviluppo delle economie asiatiche – e la contemporanea certezza che si stiamo avvicinando al picco del petrolio – nel senso che l’offerta non potrà più crescere – stanno facendo salire il prezzo del greggio.
Il fulcro del problema petrolio è tutto qui. Nella sua semplicità e drammaticità. Una questione riassumibile in una domanda: il petrolio sta per finire? E capovolgendo la prospettiva temporale: quanto tempo ci rimane prima che i combustibili fossili si esauriscano per sempre?
Sul tema è stato recentemente pubblicato sul Limes un interessante studio di Antonio Zecca e Cristian Zulberti (“Cambiare testa è possibile, anzi inevitabile”, Limes n. 6/2007). Secondo i due studiosi il picco sarà raggiunto verso il 2012. Domani.
Gli autori sono giunti a questa conclusione utilizzando, in maniera ragionata, le stime sulle riserve fornite sia da agenzia “politiche” (ovvero Iea, Eia, Usgs e Opec) sia di quelle indipendenti (Aspo).
Per la coppia Zecca, Zulberti, la crisi interessa tutte le fonti energetiche non rinnovabili, dal petrolio al gas, dal carbone all’uranio. Il massimo della loro produzione è stato calcolato verso il 2025.
Quello dello rapido deterioramento delle risorse di greggio è un tema caro dell’Aspo, un'associazione che raggruppa scienziati e ricercatori impegnati sulla questione dell'esaurimento delle risorse. Il fondatore, il geologo Colin Campbell, in un famoso articolo, pubblicato nel 1998 su Scientific American e tradotto in italiano da Le Scienze con il titolo “La fine del petrolio a buon mercato”, prevedeva il picco di produzione intorno al 2006. Tempo massimo già superato, dunque. L’escalation dei prezzi sembrerebbe avallare l’ipotesi. E, come vedremo, in parte confermata anche dalle agenzie governative, storicamente critiche circa i proclami su una vicina fine dell’età del greggio.
Tutti questi, che potremmo chiamare i “pessimisti” o i “realisti”, dipende dai punti di vista, fanno riferimento alla cosiddetta curva di Hubbert. Un modello di previsione matematica che raffigura l’andamento della produzione come una curva a forma di campana dove la produzione aumenta rapidamente sino a raggiungere il suo massimo e altrettanto rapidamente declina. Il corollario è che la rapidità del declino renderebbe impossibile la sostituzione con altre fonti, producendo effetti catastrofici.














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