Arriva il nuovo ordine energetico
Sempre più richiesta di energia e sempre meno risorse disponibili. Come cambierà il mondo?
Pubblicato in Economia|
Dall'economia dell'abbondanza energetica a quella della scarsità. E' lo scenario che ci aspetta nel prossimo futuro. Il problema è semplice: i giacimenti si riducono e sempre più attori competono per procacciarsi le risorse residue, meno offerta e più domanda.
Negli ultimi 20 anni, il consumo di energia è aumentato del 47%, soprattutto per la comparsa di nuove voracissime economie, Cina e India in primis.
Le materie prime - petrolio, gas naturale, carbone e uranio - non stanno esattamente esaurendosi, ma la loro produzione non tiene il passo con il consumo.
Questi cambiamenti implicano una nuova geopolitica. L'abbondanza di combustibili fossili ha creato di fatto il mondo come lo conosciamo, con un primo, secondo e terzo mondo. E' la società globale fondata su alti consumi industriali e individuali, Usa (con la "U" maiuscola)-centrica e usa ("u" minuscola) e getta.
Oggi gli analisti "si divertono" a immaginare il futuro.
Nella loro sfera di cristallo si delinea un "nuovo ordine energetico" le cui caratteristiche fondamentali sono un graduale trasferimento di forza dai grandi consumatori ai grandi produttori di energia e un aumento del rischio di conflitti.
Dobbiamo abituarci a un mondo in cui Cina, Giappone e Stati Uniti saranno sostituiti da Russia, Arabia Saudita e Venezuela, salvo nuove "guerre del petrolio"?
Qualcosa del genere ha descritto Michael T Klare, docente di "Peace studies" e sicurezza all'Hampshire College e autore di "Rising Powers, Shrinking Planet: The New Geopolitics of Energy", in uscita in questi giorni.
- Intensa competizione tra vecchie e nuove potenze economiche per rifornirsi di energia
Fino al 1990, i membri dell'Ocse sfruttavano circa il 57% dell'energia globale; l'Unione Sovietica e i Paesi del Patto di Varsavia, il 14%; solo il 29% era consumato dai Paesi in via di sviluppo.
Ma la crescita accelerata di questi ultimi sta cambiando le carte in tavola: entro il 2010 l'utilizzo di energia da parte del mondo in via di sviluppo raggiungerà il 40% e, se la tendenza persisterà, arriverà al 47% entro il 2030.
La Cina recita la parte del leone. Entro il 2015 divorerà il 17% dell'energia globale, il 20% entro il 2025. Spodesterà così gli Usa come primo consumatore mondiale. Dal canto suo, l'India brucerà una fetta del 4.4% entro il 2025, seguita da Paesi come Brasile, Indonesia, Malaysia, Thailandia e Turchia.
Questi attori competeranno con le grandi major energetiche private dei "vecchi consumatori" mettendo in campo una strategia piuttosto efficiente: quella delle compagnie controllate dallo Stato, come la Sinopec cinese, che sfruttano alleanze strategiche siglate dal loro governo con quelli dei Paesi produttori di energia.
Negli ultimi 20 anni, il consumo di energia è aumentato del 47%, soprattutto per la comparsa di nuove voracissime economie, Cina e India in primis.
Le materie prime - petrolio, gas naturale, carbone e uranio - non stanno esattamente esaurendosi, ma la loro produzione non tiene il passo con il consumo.
Questi cambiamenti implicano una nuova geopolitica. L'abbondanza di combustibili fossili ha creato di fatto il mondo come lo conosciamo, con un primo, secondo e terzo mondo. E' la società globale fondata su alti consumi industriali e individuali, Usa (con la "U" maiuscola)-centrica e usa ("u" minuscola) e getta.
Oggi gli analisti "si divertono" a immaginare il futuro.
Nella loro sfera di cristallo si delinea un "nuovo ordine energetico" le cui caratteristiche fondamentali sono un graduale trasferimento di forza dai grandi consumatori ai grandi produttori di energia e un aumento del rischio di conflitti.
Dobbiamo abituarci a un mondo in cui Cina, Giappone e Stati Uniti saranno sostituiti da Russia, Arabia Saudita e Venezuela, salvo nuove "guerre del petrolio"?
Qualcosa del genere ha descritto Michael T Klare, docente di "Peace studies" e sicurezza all'Hampshire College e autore di "Rising Powers, Shrinking Planet: The New Geopolitics of Energy", in uscita in questi giorni.
- Intensa competizione tra vecchie e nuove potenze economiche per rifornirsi di energia
Fino al 1990, i membri dell'Ocse sfruttavano circa il 57% dell'energia globale; l'Unione Sovietica e i Paesi del Patto di Varsavia, il 14%; solo il 29% era consumato dai Paesi in via di sviluppo.
Ma la crescita accelerata di questi ultimi sta cambiando le carte in tavola: entro il 2010 l'utilizzo di energia da parte del mondo in via di sviluppo raggiungerà il 40% e, se la tendenza persisterà, arriverà al 47% entro il 2030.
La Cina recita la parte del leone. Entro il 2015 divorerà il 17% dell'energia globale, il 20% entro il 2025. Spodesterà così gli Usa come primo consumatore mondiale. Dal canto suo, l'India brucerà una fetta del 4.4% entro il 2025, seguita da Paesi come Brasile, Indonesia, Malaysia, Thailandia e Turchia.
Questi attori competeranno con le grandi major energetiche private dei "vecchi consumatori" mettendo in campo una strategia piuttosto efficiente: quella delle compagnie controllate dallo Stato, come la Sinopec cinese, che sfruttano alleanze strategiche siglate dal loro governo con quelli dei Paesi produttori di energia.











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