Se l'acqua rischia di accendere il fuoco
Lo sfruttamento delle risorse idriche è oggetto di crescenti contese fra gli Stati. Sull'acqua, infatti, si gioca la sfida per un futuro senza guerre
Pubblicato il 27/11/09 in Economia|
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I grandi fiumi sono violentati da dighe e canali, i ghiacci si sciolgono, le multinazionali si contendono fonti e acquedotti, calano le risorse idriche del pianeta. E chi le controllerà avrà potere e profitto.
C'è chi sostiene, forse non a torto, che sull'acqua si giochi la sfida per un futuro senza guerre.
Intanto, il fabbisogno aumenta. Era il 2000 quando Kofi Annan scriveva nel rapporto We the People, presentato al Millennium Summit «Il consumo di acqua dolce si è sestuplicato tra il 1900 e il 1995, più del doppio del livello di crescita della popolazione. Circa un terzo della popolazione mondiale già vive in Paesi considerati ad emergenza idrica - questo accade quando il consumo supera del 10% il totale dell'offerta-. Se questo trend dovesse continuare, 2/3 della popolazione della terra vivrà in queste condizioni nel 2025».
Dieci anni più tardi lo stato dell'acqua non è migliorato e lo sfruttamento intensivo dei grandi bacini fluviali è già oggetto di forti contese fra gli Stati, per l'uso delle riserve e la costruzione di dighe.
Particolarmente in Medio Oriente, dove vaste aree desertiche, la scarsità di piogge e la scarsa qualità dell'acqua del Giordano, sono gli ingredienti che vanno ad aggravare la già tesa relazione tra le popolazioni arabe ed israeliane.
Secondo recenti studi di geopolitica, i grandi fiumi del globo sarebbero al centro di dispute preoccupanti. Si tratta spesso di fiumi (almeno 200) che toccano contemporaneamente le frontiere di più Paesi attraversando anche Stati diversi. Basti pensare al Nilo - un'altra zona calda - da cui dipende la sopravvivenza della popolazione Egiziana, ma non solo: il suo un bacino idrografico tocca le sponde di ben dieci diversi Paesi. Ognuno dei quali vuole esercitare il diritto di costruire dighe con impianti idroelettrici e di sfruttare liberamente le acque presenti entro i confini nazionali, contravvenendo agli accordi internazionali che assegnano all'Egitto la maggior parte di metri cubi d'acqua a disponibili allo sfruttamento.
In Asia, progetti di dighe ciclopiche stanno incrinando i rapporti tra numerosi Stati. Mekong e Gange sono al centro di contese internazionali che si giocano sugli interessi dei diversi Paesi toccati dalle acque dei due fiumi, minacciando la sopravvivenza delle popolazoni che si troverebbero a valle degli impianti.
Anche l'America ha i suoi punti critici.Il fiume Il corso del fiume Colorado è trafitto da grandi dighe e canali di deviazione in teritorio Usa, riducendo drasticamente la portata d'acqua che varca il confine con il Messico, con gravi danni all'ecosistema, all'economia e all'agricoltura del Paese del Centro America. Superior stabat lupus...
C'è chi sostiene, forse non a torto, che sull'acqua si giochi la sfida per un futuro senza guerre.
Intanto, il fabbisogno aumenta. Era il 2000 quando Kofi Annan scriveva nel rapporto We the People, presentato al Millennium Summit «Il consumo di acqua dolce si è sestuplicato tra il 1900 e il 1995, più del doppio del livello di crescita della popolazione. Circa un terzo della popolazione mondiale già vive in Paesi considerati ad emergenza idrica - questo accade quando il consumo supera del 10% il totale dell'offerta-. Se questo trend dovesse continuare, 2/3 della popolazione della terra vivrà in queste condizioni nel 2025».
Dieci anni più tardi lo stato dell'acqua non è migliorato e lo sfruttamento intensivo dei grandi bacini fluviali è già oggetto di forti contese fra gli Stati, per l'uso delle riserve e la costruzione di dighe.
Particolarmente in Medio Oriente, dove vaste aree desertiche, la scarsità di piogge e la scarsa qualità dell'acqua del Giordano, sono gli ingredienti che vanno ad aggravare la già tesa relazione tra le popolazioni arabe ed israeliane.
Secondo recenti studi di geopolitica, i grandi fiumi del globo sarebbero al centro di dispute preoccupanti. Si tratta spesso di fiumi (almeno 200) che toccano contemporaneamente le frontiere di più Paesi attraversando anche Stati diversi. Basti pensare al Nilo - un'altra zona calda - da cui dipende la sopravvivenza della popolazione Egiziana, ma non solo: il suo un bacino idrografico tocca le sponde di ben dieci diversi Paesi. Ognuno dei quali vuole esercitare il diritto di costruire dighe con impianti idroelettrici e di sfruttare liberamente le acque presenti entro i confini nazionali, contravvenendo agli accordi internazionali che assegnano all'Egitto la maggior parte di metri cubi d'acqua a disponibili allo sfruttamento.
In Asia, progetti di dighe ciclopiche stanno incrinando i rapporti tra numerosi Stati. Mekong e Gange sono al centro di contese internazionali che si giocano sugli interessi dei diversi Paesi toccati dalle acque dei due fiumi, minacciando la sopravvivenza delle popolazoni che si troverebbero a valle degli impianti.
Anche l'America ha i suoi punti critici.Il fiume Il corso del fiume Colorado è trafitto da grandi dighe e canali di deviazione in teritorio Usa, riducendo drasticamente la portata d'acqua che varca il confine con il Messico, con gravi danni all'ecosistema, all'economia e all'agricoltura del Paese del Centro America. Superior stabat lupus...






















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