Dall'Epomeo al Marsili, giganti col 'colpo in canna'. Ma dopo l'allarme occorrono spiegazioni
Gli allarmi di Bertolaso e Boschi puntano il dito su Ischia e i vulcani sommersi del Tirreno. Preoccupazione, ma anche perplessità e polemiche. Il geologo: "Quale documentazione scientifica alla base delle dichiarazioni?"
Il capo della Protezione Civile, nel corso di una conferenza stampa sui rischi collegati ai vulcani del Belpaese, ha lanciato l'allarme: «Se dovessi dire potenzialmente qual è il vulcano con 'il colpo in canna' direi che non è il Vesuvio ma l'isola di Ischia». E la "canna", a detta di Guido Bertolaso è quella del Monte Epomeo, il rilievo che svetta dall'arcipelago flegreo, in realtà un vulcano ignoto ai più, la cui ultima eruzione risale al 1.300. Come se non bastasse, se è vero che il Vesuvio riposa «bello tranquillo - ha spiegato Bertolaso - e speriamo che rimanga in questa situazione di quiescienza. Sappiamo anche, che nel caso di un risveglio la situazione sarebbe drammatica».
Qualche settimana prima toccò al presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi, di terrorizzare gli italiani, dopo aver lanciato l'allarme tsunami per le coste tirreniche in relazione ad eventuali frane lungo i versanti del vulcano sommerso Marsili.
I sindaci di Ischia sono i primi a esprimere un certo disappunto: «Ho sempre apprezzato il modo di lavorare di Bertolaso - dichiara Cesare Matera - ma su questa vicenda sono rimasto un po' perplesso. Se sa di problemi con il vulcano avrei voluto che avesse convocato noi sindaci, invece che la stampa. La sua è stata una dichiarazione gravissima e sbagliatissima. Non scenderemo in piazza, ma provvedimenti duri certo li prenderemo".
L'idea del "colpo in canna" e di un possibile tsunami preoccupa anche la comuinità scientifica. Il prof. Franco Ortolani, geologo e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio dell'Università di Napoli, riguardo alle esternazioni di Boschi e Bertolaso, commenta: «Nessuno dei due ha detto su quale documentazione scientifica si basino le loro allarmanti dichiarazioni. L'impatto sociale ed economico di tali affermazioni può essere devastante: in pratica, hanno detto che c'è un serio e grave pericolo fuori controllo, che non c'è alcuna organizzazione che possa garantire la sicurezza ambientale, che il disastro può avvenire in qualsiasi momento! E tutto questo alle porte della prossima stagione turistica». E ponenedosi nei panni di un comune cittadino, Ortolani aggiunge «Chiedo che i due personaggi depositino in Parlamento la documentazione scientifica sulla quale si basano le loro affermazioni: spieghino anche ai parlamentari perché hanno rilasciato queste dichiarazioni e perché non si siano attivati, finora, dopo lo tsunami del 2002 di Stromboli per attivare una moderna rete di monitoraggio per individuare l'innesco di eventuali tsunami nei mari italiani. Perché poi non hanno predisposto una legge che consenta di tutelare dagli tsunami le coste, i cittadini e l'economia turistica mediante la redazione di piani per la sicurezza ambientale».
Le perplessità del geologo forse destano più preoccupazione degli allarmi delle due alte cariche nazionali, dal momento che il nostro Paese detiene il record europeo per presenza di vulcani in attività.
Se l'Epomeo rischia di travolgere Ischia; il Vesuvio rappresenta "il problema di Protezione civile più grande nel nostro Paese"; Etna e Strombolisono costantemente monitorati per la loro continua attività; Pantelleria e Linosa rappresentano la sommità di ben più ampi edifici vulcanici sottomarini.... altre possibili bombe a orologeria si aggiungono ai pericoli che arrivano dalle viscere della Terra: i 12 vulcani sommersi nelle acque del Tirreno. Tra questi, ci sono il Vavilov e il Marsili: quest'ultimo è il più grande vulcano d'Europa e una sua eruzione o uno smottamento lungo i versanti della montagna potrebbero innescare onde anomale o veri e propri tsunami che si abbatterebbe in modo devastante sulle coste tirreniche.