Bagnasco sul crocifisso: Europa ci ripensi
Il presidente della Cei: attendiamo un pronunciamento sul merito e sul metodo. Sentenza Strasburgo surreale e ideologica
Pubblicato il 12/11/09 da ApCom in Cronaca|
SONDAGGIO
SPAGNA LAICA
LA SENTENZA
Ecco il testo
"La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione". Tutto questo "potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei". Ancora, la Corte "non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana".
"Spero più ampiamente che sia l'Europa, nei suoi organismi, a fare una riflessione seria - ha detto il numero uno dell'episcopato - perché questo è un segnale che va in una direzione sbagliata. Spero - ha aggiunto Bagnasco - in un pronunciamento da parte degli organismi europei preoposti, sul merito e sul metodo". La sentenza di Strasburgo, ha ribadito l'arcivescovo di Genova, è "surreale", "ideologica", e che mostra che "chi ha sentenziato forse non conosce niente della nostra storia. Sentenziare in modo così avulso, non è buon servizio a quel cammino europeo in cui - con le debite differenze istituzionali - come Chiesa crediamo profondamente, ma che deve avere un'anima spirituale, perché la politica, l'economia e la finanza non possono costiture l'anima di un popolo, di una nazione o di un nuovo soggetto come può essere l'Europa".
STRASBURGO: NO AI CROCIFISSI NELLE AULE
La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo aveva bocciato i crocifissi nelle aule. Secondo la sentenza su un ricorso presentato da una donna di origine finlandese e cittadina italiana, il simbolo cattolico costituisce "una violazione della libertà di culto degli alunni". Una sentenza che ha provocato immediate reazioni dal mondo politico e cattolico: il governo ha annunciato ricorso, il ministro Gelmini ha parlato di "corte ideologizzata", mentre il Vaticano di una decisione che dà "fastidio". Contrario anche il leader Pd Bersani che si è detto convinto che l'esposizione del crocifisso sia una "tradizione inoffensiva"
GELMINI: CORTE IDEOLOGIZZATA
"Nel nostro Paese - aveva detto il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini - nessuno vuole imporre la religione cattolica e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E` altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità". "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d`Italia - continua Gelmini - passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi. La nostra Costituzione inoltre riconosce, giustamente, un valore particolare alla religione cattolica. Non vorrei che alcune norme a cui si rifanno i giudici della Corte di Strasburgo fossero in contrasto con il nostro dettato costituzionale".
CARFAGNA: NON LEDE LIBERTA', BURQA SI
"E' giusto che il governo presenti ricorso contro la sentenza della Corte europea" perchè il crocifisso nelle aule "non lede la libertà" delle persone, mentre "il burqa sì". Era stato questo il commento del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, secondo cui "il crocifisso non è soltanto un simbolo religioso, ma testimonia una tradizione millenaria, dei valori condivisi dall`intera società italiana".
IL VATICANO: FASTIDIO
Il Vaticano vuole leggere la motivazione, prima di pronunciarsi sulla sentenza della Corte europea di Strasburgo. "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. Mentre il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, monsignor Antonio Maria Vegliò esprimeva "fastidio" che "si imponga di togliere il crocifisso dalla scuola".
I VESCOVI: AMAREZZA
La decisione "suscita amarezze e non poche perplessità": così la Conferenza episcopale italiana. "Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni - aveva affermato l'ufficio per le comunicazioni sociali della Cei in una nota - in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica".
BERSANI: TRADIZIONE INOFFENSIVA
"Penso che su una questione delicata come questa qualche volta il buon senso finisce per essere vittima del diritto".Il leader del Pd Bersani aveva commentato così la sentenza dicendosi "convinto che l'esposizione del crocifisso non sia offensiva per nessuno"
IL RICORSO PRESENTATO NEL 2002
Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. Nel maggio 2002, la direzione della scuola aveva deciso di lasciare il crocifisso nelle classi, e in questo senso si era espressa più tardi una circolare del Ministero della Pubblica istruzione indirizzata a tutti i direttori delle scuole pubbliche. Ma ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche. (Apcom)













